Luigi Maria de Montfort - L'amore dell'Eterna Sapienza

Raccolta di preghiere e testi religiosi d’Autore, a cura di miriam bolfissimo
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Luigi Maria de Montfort - L'amore dell'Eterna Sapienza

Messaggio da miriam bolfissimo » mer set 27, 2006 6:52 pm

      • INTRODUZIONE
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  • I. Preghiera all'eterna Sapienza
O divina Sapienza, regina del cielo e della terra! Umilmente prostrato dinanzi a te, chiedo perdono se oso parlare delle tue grandezze, mentre sono così ignorante e peccatore.

Ti prego, non guardare alle tenebre del mio spirito né all'impurità della mia bocca; e, se pur le guardi, fa' che sia per distruggerle con lo sguardo dei tuoi occhi e con l'alito delle tue labbra.

Tu sei tanto bella e dolce. Tu mi hai preservato da tanti mali e colmato di tanti beni. Eppure sei tanto sconosciuta e disprezzata! E come posso io tacere? Non solo la giustizia e la riconoscenza, ma il mio interesse mi spingono a parlare di te, anche se balbettando. È vero, come un bambino non faccio che balbettare, ma proprio perché sono un bambino, balbettando voglio imparare a parlare bene per quando giungerò alla pienezza della tua età.

Potrà sembrare che non vi è né senso né ordine in ciò che scrivo; lo ammetto. Ma ho un desiderio immenso di possederti, e come Salomone ti cerco da ogni parte, aggirandomi senza metodo.

Mi impegno a farti conoscere quaggiù, perché tu hai promesso di dare la vita eterna a quanti ti mettono in luce e ti rivelano.

Gradisci dunque, amabile sovrana, i miei balbettii quasi fossero elevati discorsi; accetta i tratti della mia penna come altrettanti passi alla ricerca di te.

E dall'alto del tuo trono benedici e ispira abbondantemente quanto mi propongo di fare e dire di te, perché tutti coloro che l'udiranno ardano di un nuovo desiderio di amarti e possederti nel tempo e nell'eternità.


  • II. Avvertimenti della divina Sapienza ai prìncipi e ai grandi della terra (Sap. cap. 6)
La sapienza è migliore della forza e l'uomo prudente vale più del forte.
  • 1. Ascoltate, o re,
    e cercate di comprendere;
    imparate, governanti di tutta la terra.
    2. Porgete l'orecchio,
    voi che dominate le moltitudini
    e siete orgogliosi
    per il gran numero dei vostri popoli.
    3. La sovranità proviene dal Signore;
    la vostra potenza dall'Altissimo,
    il quale esaminerà le vostre opere
    e scruterà i vostri propositi;
    4. poiché, pur essendo ministri
    del suo regno,
    non avete governato rettamente,
    né avete osservato la legge
    né vi siete comportati
    secondo il volere di Dio.
    5. Con terrore e rapidamente
    egli si ergerà contro di voi,
    poiché un giudizio severo si compie
    contro coloro che stanno in alto.
    6. L'inferiore è meritevole di pietà
    ma i potenti saranno esaminati
    con rigore.
    7. Il Signore di tutti
    non si ritira davanti a nessuno,
    non ha soggezione della grandezza,
    perchè egli ha creato
    il piccolo e il grande
    e si cura ugualmente di tutti.
    8. Ma sui potenti
    sovrasta un'indagine rigorosa.
    9. Pertanto,a voi,
    o sovrani, sono dirette le mie parole,
    perchè impariate la sapienza
    non abbiate a cadere.
    10. Chi custodisce santamente le cose sante
    sarà santificato
    e chi si è istruito in esse
    vi troverà una difesa.
    11. Desiderate, pertanto, le mie parole;
    bramatele e ne riceverete istruzione.
    12. La Sapienza è radiosa e indefettibile,
    facilmente è contemplata da chi l'ama
    e trovata da chiunque la ricerca.
    13. Previene, per farsi conoscere,
    quanti la desiderano.
    14. Chi si leva per essa di buon mattino
    non faticherà,
    la troverà seduta alla sua porta.
    15. Riflettere su di essa
    è perfezione di saggezza,
    chi veglia per lei
    sarà presto senza affanni.
    16. Essa medesima va in cerca
    di quanti sono degni di lei,
    appare loro ben disposta per le strade,
    va loro incontro con ogni benevolenza.
    17. Suo principio assai sincero
    è il desiderio d'istruzione;
    la cura dell'istruzione è amore;
    18 l'amore è osservanza delle sue leggi;
    il rispetto delle leggi
    è garanzia di immortalità.
    19. E l'immortalità fa stare vicino a Dio.
    20. Dunque il desiderio della sapienza
    conduce al regno.
    21. Se dunque, sovrani dei popoli,
    vi dilettate di troni e di scettri,
    onorate la sapienza,
    perché possiate regnare sempre.
    (Amate la luce della sapienza
    voi tutti che siete alla testa dei popoli).
    22. Esporrò che cos'è la sapienza
    e come essa nacque:
    non vi terrò nascosti i suoi segreti.
    Seguirò le sue tracce fin dall'origine,
    non mi allontanerò dalla verità.
    23. Non mi accompagnerò
    con l'invidia che consuma,
    essa non ha nulla in comune
    con la sapienza.
    24. L' abbondanza dei saggi
    è la salvezza del mondo;
    un re saggio è la salvezza di un popolo.
    25. Lasciatevi dunque
    ammaestrare dalle mie parole
    e ne trarrete profitto.
Mio caro lettore, non ho voluto frammettere la debolezza del mio linguaggio all'autorità delle parole dello Spirito Santo; ma permettimi di fare con te alcune considerazioni:

1) Quanto è dolce, piana e suadente l'eterna Sapienza e al contempo quanto è radiosa, eccellente e sublime! Chiama gli uomini per insegnar loro come essere felici; li cerca, sorride loro, li colma di tanti benefici, li previene in mille modi; giunge perfino a sedersi sulla soglia della loro casa per aspettarli e dar loro prova di amicizia. È possibile avere un cuore e rifiutarlo a questa dolce conquistatrice?

2) Quanto sono infelici i grandi e i ricchi, se non amano la Sapienza! Le parole che rivolge loro sono impressionanti e inesplicabili nel nostro linguaggio.
  • « Con terrore e rapidamente
    Dio si ergerà contro di voi,
    poiché un giudizio severo si compie
    contro coloro che stanno in alto.
    I potenti saranno esaminati con rigore.
    Sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa».
Aggiungiamo altre parole dette o fatte dire dalla Sapienza dopo l'Incarnazione: «Guai a voi, ricchi... È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». Queste ultime espressioni sono state ripetute tante volte dalla divina Sapienza, quando viveva sulla terra, che tre evangelisti le hanno riferite nella stessa forma senza alcuna variante. Ciò dovrebbe far struggere in lacrime, dovrebbe far gridare ed urlare i ricchi: «E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano!». Ma purtroppo costoro trovano quaggiù la propria consolazione; ossessionati come sono dai piaceri e dalla ricchezza, non scorgono le sventure che pendono sul loro capo.

3) Salomone assicura di fare una descrizione fedele e precisa della Sapienza. Né l'invidia, né l'orgoglio, contrari alla carità, gli impediranno di comunicare una scienza che gli fu data dal cielo. Egli non teme, pertanto, che altri possano uguagliarlo o superarlo in questa conoscenza.
Sull'esempio di un così insigne personaggio, anch'io mi accingo a spiegare con semplicità che cosa è la Sapienza prima dell'incarnazione, durante l'incarnazione e dopo l'incarnazione, e quali sono i mezzi per averla e possederla costantemente.
Non possedendo la vastità di conoscenza e sapere ch'egli aveva, io non ho tanto paura dell'invidia e dell' orgoglio, quanto della mia incapacità e ignoranza. Ti prego dunque di sopportarmi e di scusarmi per carità.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer set 27, 2006 7:03 pm

      • CAPITOLO I - PER AMARE E RICERCARE LA SAPIENZA È NECESSARIO CONOSCERLA
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  • I. Necessità di conoscere la divina Sapienza
Si può forse amare ciò che non si conosce? Si può amare ardentemente ciò che si conosce soltanto imperfettamente? Perché si ama tanto poco la Sapienza eterna ed incarnata, l’adorabile Gesù? Perché non la si conosce affatto o pochissimo. Non c'è quasi nessuno che studi quanto occorre, con l'Apostolo, l'eminente scienza di Gesù: la più nobile, dolce, utile e necessaria fra le scienze e le conoscenze del cielo e della terra.

1) Fra le scienze è, innanzitutto, la più nobile perché ha per oggetto quanto vi è di più nobile e sublime: la Sapienza increata ed incarnata. Essa racchiude in sé tutta la pienezza della divinità e dell'umanità, quanto vi è di grande nel cielo e sulla terra, tutte le creature visibili ed invisibili, spirituali e corporali.
S. Giovanni Crisostomo dice che Nostro Signore è un riassunto delle opere di Dio, un quadro sintetico di ogni sua perfezione e di quelle che sono nelle creature.
«Gesù Cristo, Sapienza eterna, è tutto ciò che tu puoi e devi desiderare. Desideralo, cercalo perché è l'unica perla preziosa per acquistare la quale non devi esitare a vendere tutto ciò che hai».
«Chi vuol gloriarsi si vanti di questo, di avere senno e di conoscere me». Il sapiente non si vanti della sua sapienza, né il forte della sua forza, né il ricco delle sue ricchezze, ma chi si vanta trovi la sua gloria nel conoscere me e non già nel conoscere altre cose.

2) Nulla è più dolce della conoscenza della divina Sapienza. Beati quelli che l'ascoltano. Più beati quelli che la desiderano e la cercano. Ancor più beati quelli che custodiscono le sue vie, gustano in cuore tale dolcezza infinita che è la gioia e la felicità dell'eterno Padre e la gloria degli angeli.
Se si sapesse quale piacere gusti l'anima, nel conoscere la bellezza della Sapienza, nel nutrirsi di lei, si esclamerebbe con la sposa del Cantico: «il latte del tuo petto è più dolce di un vino delizioso» e di tutte le dolcezze delle creature; questo, soprattutto, quando rivolge alle anime che la contemplano queste parole:
  • «Gustate e vedete...
    Mangiate, amici, bevete;
    inebriatevi, o cari...,
    perché la sua compagnia non dà amarezza,
    né dolore la sua convivenza,
    ma contentezza e gioia ».
3) Tale conoscenza è anche la più utile e necessaria, perché la vita eterna consiste nel conoscere Dio e il suo Figlio Gesù Cristo.
«Conoscerti - dice l'autore sacro, rivolgendosi alla Sapienza? è giustizia perfetta; conoscere la tua potenza è radice di immortalità». Vogliamo davvero possedere la vita eterna? Impariamo a conoscere l'eterna Sapienza.
Vogliamo avere la perfezione della santità in questo mondo? Cerchiamo di conoscere la Sapienza.
Vogliamo piantare nel cuore la radice dell'immortalità?Abbiamo nello spirito la conoscenza della Sapienza. Conoscere Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, è sapere abbastanza. Sapere tutto e non conoscere Lui, è non saper nulla.
Che serve all'arciere saper tirar la freccia accanto al bersaglio, se non sa tirarla proprio al centro? A che cosa ci serviranno tutte le altre scienze necessarie per la salvezza, se non abbiamo quella di Gesù Cristo, l'unica necessaria, centro a cui tutte le altre devono convergere? Benché il grande apostolo sapesse tante cose e fosse tanto versato nelle lettere umane, tuttavia confessava: «Io ritenni di non sapere altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso».

Perciò diciamo con lui: «Quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore...». Adesso vedo e sperimento che questa scienza è così eccellente, deliziosa, proficua e mirabile, che non tengo in nessun conto le altre che una volta m'erano tanto piaciute. Queste mi sembrano ora così vuote e ridicole, che trastullarsi con esse è perder tempo. «Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti... Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri». Vi dico che Gesù Cristo è l'abisso di ogni scienza, affinché non vi lasciate ingannare né dalle belle e magnifiche parole degli oratori né dalle sottigliezze così ingannevoli dei filosofi.«Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo». Ora, affinché possiamo tutti crescere nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, di Lui parleremo nei capitoli seguenti, dopo aver distinto diverse specie di sapienza.


  • II. Vari tipi di Sapienza
Stando al significato della parola, sapienza vuol dire in genere «scienza sapida», cioè gusto di Dio e della sua verità. Vi sono diversi tipi di sapienza.
Bisogna, anzitutto, distinguere la vera dalla falsa sapienza: la vera è il gusto della verità senza menzogna o travestimento; la falsa è il gusto della menzogna velata dall'apparenza di verità.
Quella falsa è la sapienza o prudenza del mondo, e lo Spirito Santo la distingue in terrena, carnale e diabolica.
La vera sapienza si distingue in naturale e soprannaturale. Quella naturale è la conoscenza delle cose naturali viste in modo eminente nei loro principi; la soprannaturale è la conoscenza delle cose soprannaturali e divine nella loro origine.
La sapienza soprannaturale si divide in sostanziale e increata, ed in accidentale e creata. Quella accidentale e creata è la comunicazione che la sapienza sostanziale ed increata fa di se stessa agli uomini, cioè è il dono di sapienza. La sapienza sostanziale ed increata, invece, è il Figlio di Dio, la seconda Persona della SS. Trinità, cioè la Sapienza eterna nell'eternità, e Gesù Cristo nel tempo. Sarà di questa Sapienza eterna che verremo discorrendo.


  • III. Piano dell’opera
La contempleremo risalendo alle sue origini, nell’eternità, dimorante nel seno del Padre, quale oggetto delle sue compiacenze. La vedremo nel tempo, rifulgente durante la creazione dell’universo. Poi la considereremo totalmente umiliata nell'incarnazione e nella sua vita mortale, per ritrovarla gloriosa e trionfante nei cieli. Concluderemo esaminando i mezzi necessari per acquistarla e conservarla.
Lascio perciò ai filosofi gli argomenti della filosofia, perché non servono ; lascio agli alchimisti i segreti della sapienza mondana. «Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza». Parleremo dunque della vera sapienza, della Sapienza eterna, increata ed incarnata, alle anime perfette e predestinate.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer set 27, 2006 8:47 pm

      • CAPITOLO II - ORIGINE E SPLENDORE DELLA SAPIENZA ETERNA
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Qui bisogna esclamare con S. Paolo: O profondità, o immensità ed incomprensibilità della Sapienza di Dio! La sua posterità chi potrà mai descriverla? Chi sarà l'angelo tanto illuminato e l'uomo così temerario da volerci spiegare come si conviene l'origine della Sapienza?
Qui tutti gli occhi devono chiudersi per il timore di restare abbagliati da una luce tanto viva e tanto splendente.
Qui ogni lingua deve tacere per non offuscare una bellezza così perfetta, nel tentativo di volerla scoprire.
Qui ogni spirito deve umiliarsi ed adorare per non sentirsi oppresso dal peso immenso di gloria della Sapienza, nell'intento di penetrarla.


  • I. La Sapienza in rapporto al Padre
Tuttavia, ecco l'idea che lo Spirito Santo ce ne dà nel libro della Sapienza composto per noi, nel desiderio di adattarsi alla nostra debolezza: «La Sapienza eterna è un'emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra. È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà».

È l'idea sostanziale ed eterna della divina bellezza rivelata a s. Giovanni evangelista nella meravigliosa estasi nell'isola di Patmos, quando esclamò: «In principio era il Verbo ó il Figlio di Dio, o la Sapienza eterna ó, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio».

In molti passi dei libri di Salomone, di lei si parla quando si legge che la Sapienza fu creata, cioè prodotta, fin dall'inizio, prima di ogni cosa e prima di tutti i tempi.
Ella dice di sé: «Dall'eternità sono stata costituita, fin dal dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata...».

In questa suprema bellezza il Padre trovò le sue compiacenze nell'eternità e nel tempo, come lui stesso chiaramente affermò il giorno del battesimo e della trasfigurazione di Cristo: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale sono compiaciuto».
Di questa luminosa ed incomprensibile chiarezza gli Apostoli videro qualche raggio che li penetrò di dolcezza e li gettò nell'estasi durante la trasfigurazione: «La Sapienza eterna è qualcosa di nobile, elevato, immenso, infinito e più antico dell'universo».
Io non trovo parole per esprimere anche solo la pallida idea che mi sono fatto di questa bellezza e dolcezza sovrana, per quanto la mia intuizione resti infinitamente al di sotto della sua eccellenza. Ma allora chi mai potrà formarsene un'idea adeguata ed esprimerla come si conviene?
Soltanto tu, gran Dio, conosci ciò che essa è. Soltanto tu la puoi rivelare a chi vuoi.


  • II. L'azione della Sapienza nelle anime
La Sapienza definisce se stessa presentando la sua efficace azione nelle anime. Io non confonderò le mie povere parole con le sue, per timore di diminuirne lo splendore e la sublimità.

Dal Siracide 24, 1-32:
  • [1] La sapienza loda se stessa,
    si vanta in mezzo al suo popolo.
    [2] Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca,
    si glorifica davanti alla sua potenza:
    [3] «Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo
    e ho ricoperto come nube la terra.
    [4] Ho posto la mia dimora lassù,
    il mio trono era su una colonna di nubi.
    [5] Il giro del cielo da sola ho percorso,
    ho passeggiato nelle profondità degli abissi.
    [6] Sulle onde del mare e su tutta la terra,
    su ogni popolo e nazione ho preso dominio.
    [7] Fra tutti questi cercai un luogo di riposo,
    in quale possedimento stabilirmi.
    [8] Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine,
    il mio creatore mi fece posare la tenda
    e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe
    e prendi in eredità Israele.
    [9] Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò;
    per tutta l'eternità non verrò meno.
    [10] Ho officiato nella tenda santa davanti a lui,
    e così mi sono stabilita in Sion.
    [11] Nella città amata mi ha fatto abitare;
    in Gerusalemme è il mio potere.
    [12] Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
    nella porzione del Signore, sua eredità.
    [13] Sono cresciuta come un cedro sul Libano,
    come un cipresso sui monti dell'Ermon.
    [14] Sono cresciuta come una palma in Engaddi,
    come le piante di rose in Gerico,
    come un ulivo maestoso nella pianura;
    sono cresciuta come un platano.
    [15] Come cinnamòmo e balsamo ho diffuso profumo;
    come mirra scelta ho sparso buon odore;
    come gàlbano, ònice e storàce,
    come nuvola di incenso nella tenda.
    [16] Come un terebinto ho esteso i rami
    e i miei rami son rami di maestà e di bellezza.
    [17] Io come una vite ho prodotto germogli graziosi
    e i miei fiori, frutti di gloria e ricchezza.
    [18] Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate,
    e saziatevi dei miei prodotti.
    [19] Poiché il ricordo di me è più dolce del miele,
    il possedermi è più dolce del favo di miele.
    [20] Quanti si nutrono di me avranno ancora fame
    e quanti bevono di me, avranno ancora sete.
    [21] Chi mi obbedisce non si vergognerà,
    chi compie le mie opere non peccherà».
    [22] Tutto questo è il libro dell'alleanza del Dio altissimo…
Gli alberi e le piante a cui la Sapienza si paragona e che hanno frutti e qualità così differenti, indicano grande varietà di stati, funzioni e virtù delle anime. Esse sono come cedri, per l'elevazione del cuore verso il cielo; come cipressi, per la continua meditazione della morte; come palmizi per l'umile sofferenza nelle fatiche; come roseti, per il martirio e lo spargimento di sangue; come platani piantati lungo corsi d'acqua; come terebinti dai rami maestosi per l'estensione della carità verso i fratelli; come tutte le altre piante profumate, quali il balsamo, la mirra, per la vita appartata e il desiderio di essere conosciute più da Dio che dagli uomini.

Dopo essersi presentata come madre e come sorgente di ogni bene, la Sapienza esorta tutti gli uomini a lasciare tutto per desiderare soltanto lei, poiché essa si dà - al dire di S. Agostino - unicamente a coloro che la desiderano e la cercano con un ardore pari al suo grande merito.
Nei versetti 30 e 31, la Sapienza di Dio indica tre gradi della pietà. L'ultimo ne è la perfezione:

1° ascoltare Dio con umile sottomissione;

2° agire in lui e per mezzo di lui con perseverante fedeltà;

3° acquisire la luce e l'afflato necessari per ispirare agli altri l'amore verso la Sapienza e così condurli alla vita eterna.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer set 27, 2006 8:54 pm

      • CAPITOLO III - MERAVIGLIE DELLA POTENZA DELLA SAPIENZA DIVINA NELLA CREAZIONE DEL MONDO E DELL'UOMO
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  • I. Nella creazione del mondo
La Sapienza eterna ha incominciato a risplendere fuori del seno di Dio quando, al termine di un'intera eternità, creò la luce, il cielo e la terra.
San Giovanni afferma che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, cioè della Sapienza eterna. Salomone la definisce madre e artefice di tutte le cose.
Notiamo ch'egli non la chiama solamente artefice dell'universo, ma anche madre: infatti l'artefice non ama e non si prende cura della sua opera come una madre fa con il suo bambino.

La Sapienza eterna avendo creato tutte le cose, dimora in esse per abbracciarle, sostenerle, rinnovarle. È lei la bellezza sovranamente retta che mise il bell'ordine nel mondo da lei creato. Tutto lei ha separato, composto, pesato, aggiunto, contato.
Lei ha steso i cieli, ha disposto con ordine il sole, la luna, le stelle e i pianeti; lei ha gettato le fondamenta della terra, ha stabilito i limiti e le leggi del mare e degli abissi, ha plasmato le montagne, ha dosato, equilibrato tutto, perfino le sorgenti.
Infine - ella dice - stavo con Dio e disponevo ogni cosa con una precisione così perfetta e al tempo stesso con una varietà così piacevole, che mi pareva di giocare per divertire me e il Padre...

Questo ineffabile gioco della divina Sapienza si nota effettivamente nella diversità delle creature da lei prodotte nell'universo.
Infatti, a voler prescindere dalle differenti specie di angeli, quasi infiniti di numero, dalle differenti grandezze degli astri, e dai diversi caratteri degli uomini, non si vede forse la meravigliosa varietà delle stagioni e dei tempi, degli istinti negli animali, delle innumerevoli specie di piante, delle bellezze nei fiori, dei sapori nei frutti? «Chi è saggio comprenda queste cose». La Sapienza si è comunicata a qualcuno? Ebbene, solo costui avrà l'intelligenza di questi misteri della natura.

La Sapienza ha rivelati questi misteri ai santi, come si legge nella loro vita. Talvolta essi si stupirono talmente nel contemplare la bellezza, la soavità e l'ordine immessi dalla divina Sapienza nelle piccole cose come l'ape, la spiga di frumento, il fiore, il bruco, da cadere rapiti in estasi.


  • II. Nella creazione dell'uomo
Se la potenza e la dolcezza dell'eterna Sapienza hanno tanto rifulso nel creato, nella bellezza e nell'ordine dell'universo, molto più han brillato nella creazione dell'uomo. Questi infatti è il suo meraviglioso capolavoro, la viva immagine della sua bellezza e delle sue perfezioni, l'eletto vaso delle sue grazie, il mirabile tesoro delle sue ricchezze e l'unico suo vicario in terra: «Con la tua Sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te» .

A gloria di questo splendido e potente artefice bisognerebbe qui spiegare la bellezza e l'eccellenza originale che l'uomo ebbe da lei al momento della creazione.
Ma l'immenso peccato da lui commesso, le cui tenebre e macchie si riflettono fin su di me, povero figlio d'Eva, mi ha così oscurato la mente che posso parlarne solo con molta imperfezione.

Si può dire ch'ella fece una copia ed una immagine splendente della sua intelligenza, della sua memoria e della sua volontà per donarle all'anima dell'uomo, perché fosse il vivo ritratto della Divinità. Gli accese in cuore la fiamma del puro amore di Dio; gli plasmò un corpo pieno di luce ed in lui racchiuse, come in sintesi, le differenti perfezioni degli angeli, degli animali e delle altre creature.

Nell'uomo tutto era luminoso senza ombre, bello senza brutture, puro senza macchia, regolato senza disordine e senza difetto od imperfezione. Il suo spirito aveva in dote la luce della Sapienza per riconoscere perfettamente il Creatore e le creature. Aveva la grazia di Dio nell'anima per cui era innocente e gradito agli occhi dell'Altissimo. Aveva l'immortalità nel corpo. Aveva nel cuore il puro amore di Dio, esente dal timore della morte, ed amava Dio continuamente, senza negligenze, con amore puro per Dio stesso. Ed infine era tanto divino da essere in ogni momento trasportato al di fuori di sé, rapito in Dio, senza passioni da vincere e nemici da combattere.
O generosità dell'eterna Sapienza verso l'uomo! O felice stato d'innocenza dell'uomo!

Ma ecco la più grande delle disgrazie!... L'eletto divino si spezza in mille frantumi, la fulgente stella cade, lo splendente sole si ricopre di fango!
L'uomo pecca e, peccando, perde la sapienza, l'innocenza, la bellezza, l'immortalità... perde, insomma, ogni bene ricevuto ed è assalito da una infinità di mali!
L'uomo ha lo spirito inebetito ed ottenebrato: non vede più nulla. Il cuore gli si fa di ghiaccio nei confronti di Dio e non lo ama più. La sua anima offuscata dai peccati rassomiglia al demonio. Sorgono sregolate passioni di cui egli perde il controllo. Gli resta la compagnia dei demoni, dei quali diventa abitacolo e schiavo. Le creature si ribellano e gli fan guerra.
In un attimo, l'uomo è ridotto a schiavo del demonio, oggetto dell'ira di Dio e vittima dell'inferno.
Appare a se stesso tanto brutto che corre a nascondersi. È maledetto e condannato a morte; è scacciato dal paradiso terrestre e perde il suo posto nel cielo. È condannato a condurre una vita grama, priva di ogni speranza di felicità, su di una terra maledetta! E da maledetto dovrà morire e, dopo la morte, andar dannato per sempre nel corpo e nell'anima, come il diavolo. E tutto ciò per sé e per i suoi figli.
Tale è la tremenda infelicità in cui l'uomo è caduto con il peccato. Tale è l'equa sentenza pronunciata dalla giustizia di Dio contro di lui.

In simile stato, Adamo è come disperato: non può ricevere aiuto né dagli angeli né dalle creature. Nessuno è capace di rimetterlo in sesto, perché era troppo bello e ben fatto al momento della creazione, troppo repellente e macchiato è ora dopo la colpa. Si vede cacciato dal paradiso e dalla presenza di Dio.
Scorge la giustizia di Dio che lo perseguirà in tutta la discendenza. Vede chiudersi il cielo e spalancarsi l'inferno e nessuno capace di riaprirgli il primo e sbarrargli il secondo.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Luigi Maria de Montfort - L'amore dell'Eterna Sapienza

Messaggio da miriam bolfissimo » mer set 27, 2006 9:06 pm

      • CAPITOLO IV - MERAVIGLIE DELLA BONTÀ E MISERICORDIA DELLA SAPIENZA ETERNA PRIMA DELL'INCARNAZIONE
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Davanti alla rovina del povero Adamo e dei suoi figli, la Sapienza eterna è vivamente commossa. Con immenso dispiacere vede frantumato il suo vaso prezioso, lacerato il suo ritratto, distrutto il suo capolavoro, detronizzato il suo vicario in terra.
Con tenerezza tende l'orecchio alla sua voce lamentosa ed alle sue grida. Con passione ne scorge il sudore sulla fronte, le lacrime negli occhi, gli spasimi nelle braccia, il dolore nel cuore e l'afflizione nell'anima.


  • I. Il piano divino della salvezza
Mi par di vedere l'amabile Sapienza quasi chiamare e convocare una seconda volta la Trinità santa per rinnovare l'uomo, come aveva già fatto per crearlo. Ed immagino che durante quel grande Consiglio si svolga una specie di lotta fra l'eterna Sapienza e la Giustizia di Dio.

Mi sembra di udire la Sapienza nella discussione della causa dell'uomo. L'uomo e la sua discendenza - ella - dice - meritano davvero per la colpa commessa la condanna eterna insieme con gli angeli ribelli. Bisogna però aver pietà di lui perché ha peccato più per debolezza e ignoranza che per malizia.
Sarebbe un vero peccato - ella sostiene - che un capolavoro così perfetto rimanga schiavo per sempre del suo nemico e che milioni e milioni di uomini si perdano eternamente per colpa di uno solo.
Fa poi vedere i posti lasciati vuoti nel cielo dagli angeli apostati e l'opportunità di colmarli e infine la grande gloria per Dio nel tempo e nell'eternità se l'uomo sarà salvato.

Mi par di udire la Giustizia rispondere: la sentenza di morte e di eterna condanna è decretata contro l’uomo e contro la sua discendenza, e deve essere eseguita subito e senza misericordia, come lo fu quella contro Lucifero ed i suoi seguaci. L'uomo - ella aggiunge - è un ingrato dopo tutti i benefici ricevuti; avendo seguito il demonio nella disubbidienza e nell'orgoglio, lo deve seguire anche nel castigo, perché è proprio necessario punire il peccato.

La Sapienza non vede nessuno nell'universo in grado di espiare la colpa dell'uomo, di soddisfare la giustizia e di placare l'ira di Dio. E vuole, tuttavia, salvare il misero uomo ch'ella è portata ad amare e trova un rimedio meraviglioso.
È sbalorditivo: l'amore incomprensibile giunge fino agli estremi! L'amorosa e augusta sovrana offre se stessa in sacrificio al Padre per risarcire la sua giustizia, calmare la sua collera, strappare l'uomo dalla schiavitù del demonio e dalle fiamme dell'inferno e meritargli un'eternità felice.

La sua offerta è accettata. Si prende e si decreta una decisione: l'eterna Sapienza, cioè il Figlio di Dio, si farà uomo a tempo opportuno e con modalità stabilite. Durante i quattro millenni che passarono dalla creazione e dal peccato di Adamo fino all'incarnazione della divina Sapienza, Adamo e i suoi discendenti morirono come voleva la norma fissata da Dio. Ma, in vista dell'incarnazione del Figlio di Dio, ricevettero la grazia di ubbidire ai comandamenti e di farne degna penitenza quando li trasgredirono. E se morirono nella grazia e amicizia di Dio, le anime loro discesero al limbo nell'attesa del Salvatore e Liberatore che aprisse loro la porta del cielo.


  • II. La Sapienza nella storia della salvezza
Durante il tempo precedente all'incarnazione, la Sapienza eterna ha testimoniato in mille modi agli uomini l'amicizia verso di essi, e il gran desiderio di far giungere loro i suoi favori e di stare con loro: «Le mie delizie sono tra i figli dell'uomo. La Sapienza va in cerca dappertutto di quanti sono degni di lei», degni della sua amicizia, dei suoi doni, della sua stessa persona. S'è aggirata fra varie nazioni, nelle anime sante, per formarvi amici di Dio e profeti. Lei sola ha formato i santi patriarchi, gli amici di Dio, i profeti ed i santi dell'Antico e Nuovo Testamento.
Lei, l'eterna Sapienza, ha ispirato gli uomini di Dio, ed ha parlato per bocca dei profeti. Li ha diretti nelle loro vie, li ha illuminati nelle incertezze, li ha sostenuti nelle fragilità, li ha liberati da tutti i mali.

Ecco come lo Spirito Santo lo racconta nel libro della Sapienza (cap. 10, 121):
  • [1]Essa protesse il padre del mondo, formato per primo da Dio,
    quando fu creato solo;
    poi lo liberò dalla sua caduta
    [2]e gli diede la forza per dominare su tutte le cose.
    [3]Ma un ingiusto, allontanatosi da essa nella sua collera
    perì per il suo furore fratricida.
    [4]A causa sua la terra fu sommersa,
    ma la sapienza di nuovo la salvò
    pilotando il giusto e per mezzo di un semplice legno.
    [5]Essa, quando le genti furono confuse,
    concordi soltanto nella malvagità,
    riconobbe il giusto
    e lo conservò davanti a Dio senza macchia
    e lo mantenne forte
    nonostante la sua tenerezza per il figlio.
    [6]E mentre perivano gli empi, salvò un giusto,
    che fuggiva il fuoco caduto sulle cinque città.
    [7]Quale testimonianza di quella gente malvagia
    esiste ancora una terra desolata, fumante
    insieme con alberi che producono frutti immaturi
    e a memoria di un'anima incredula,
    s'innalza una colonna di sale.
    [8]Allontanandosi dalla sapienza,
    non solo ebbero il danno di non conoscere il bene,
    ma lasciarono anche ai viventi un ricordo di insipienza,
    perché le loro colpe non rimanessero occulte.
    [9]Ma la sapienza liberò i suoi devoti dalle sofferenze:
    [10]essa condusse per diritti sentieri
    il giusto in fuga dall'ira del fratello,
    gli mostrò il regno di Dio
    e gli diede la conoscenza delle cose sante;
    gli diede successo nelle sue fatiche
    e moltiplicò i frutti del suo lavoro.
    [11]Lo assistette contro l'avarizia dei suoi avversari
    e lo fece ricco;
    [12]lo custodì dai nemici,
    lo protesse da chi lo insidiava,
    gli assegnò la vittoria in una lotta dura,
    perché sapesse che la pietà è più potente di tutto.
    [13]Essa non abbandonò il giusto venduto,
    ma lo preservò dal peccato.
    [14]Scese con lui nella prigione,
    non lo abbandonò mentre era in catene,
    finché gli procurò uno scettro regale
    e potere sui propri avversari,
    smascherò come mendaci i suoi accusatori
    e gli diede una gloria eterna.
    [15]Essa liberò un popolo santo e una stirpe senza macchia
    da una nazione di oppressori.
    [16]Entro nell'anima di un servo del Signore
    e si oppose con prodigi e con segni a terribili re.
    [17]Diede ai santi la ricompensa delle loro pene,
    li guidò per una strada meravigliosa,
    divenne loro riparo di giorno
    e luce di stelle nella notte.
    [18]Fece loro attraversare il Mar Rosso,
    guidandoli attraverso molte acque;
    [19]sommerse invece i loro nemici
    e li rigettò dal fondo dell'abisso.
    [20]Per questo i giusti spogliarono gli empi
    e celebrarono, Signore, il tuo nome santo
    e lodarono concordi la tua mano protettrice,
    [21]perché la sapienza aveva aperto la bocca dei muti
    e aveva sciolto la lingua degli infanti.
Nel capitolo 11 della Sapienza, lo Spirito Santo enumera i mali dai quali la Sapienza liberò Mosè e gli israeliti quand'erano nel deserto. Aggiungiamo tutti quelli liberati da grandi pericoli nell'Antico e nel Nuovo Testamento: Daniele nella fossa dei leoni, Susanna dalla falsa accusa, i tre fanciulli nella fornace di Babilonia... e san Pietro dal carcere, san Giovanni dalla caldaia d'olio bollente, e la moltitudine dei confessori della fede dai tormenti inflitti ai loro corpi, dalle calunnie che insozzavano la loro reputazione... Aggiungiamo, ripeto, tutti quelli che furono liberati e guariti dalla eterna Sapienza: «Gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza».


  • Conclusione
Esclamiamo dunque: «Felicissima l'anima in cui la Sapienza è entrata per stabilirvi la sua dimora! Nelle lotte vincerà, nei pericoli verrà liberata, nella tristezza riceverà gioia e consolazione, nelle umiliazioni esaltata e glorificata per il tempo e per l'eternità».
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer set 27, 2006 9:20 pm

      • CAPITOLO V - L'ECCELLENTE DIGNITÀ DELL'ETERNA SAPIENZA
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Nel capitolo VIII del libro della Sapienza, lo Spirito Santo s'è preso cura di mostrarci quanto sia eccellente la Sapienza con parole così sublimi e comprensibili, che basta riferirle qui con alcune brevi riflessioni.


  • I. Una compagna nella vita (cap. VIII)
  • 1. La Sapienza si estende
    da un confine all'altro con forza,
    governa con dolcezza eccellente ogni cosa.
Nulla è più dolce della Sapienza. È dolce in sé, senza amarezze; dolce per quelli che l'amano, non lascia disgusto; dolce nel suo modo d'agire, non fa mai violenza. Spesso direte che non è presente nei fatti e negli sconvolgimenti che accadono, tanto è dolce e discreta. Ma poiché è una forza invincibile, fa giungere insensibilmente e fortemente ogni cosa al suo fine per vie sconosciute agli uomini. Bisogna che il sapiente, a suo esempio, sia suaviter fortis, fortiter suavis, «soavemente forte e fortemente soave».
  • 2. Questa ho amato
    e ricercato fin dalla mia giovinezza,
    ho cercato di prendermela come sposa,
    mi sono innamorato della sua bellezza.
Chiunque vuole acquistare il grande tesoro della Sapienza deve, sull'esempio di Salomone, cercarla: 1) prestissimo e, se possibile, fin dall'infanzia; 2) spiritualmente e con purezza, come il casto sposo la sua sposa; 3) costantemente, sino alla fine, finché non l'abbia avuta. È certo che la Sapienza eterna ha tanto amore per le anime, che giunge a sposarle ed a contrarre con esse un matrimonio spirituale ma vero60, che il mondo non conosce ma che la storia documenta.
  • 3. Essa manifesta la sua nobiltà,
    in comunione di vita con Dio,
    perché il Signore dell'universo l'ha amata.
La Sapienza è Dio stesso: ecco la gloria della sua origine. Il Padre prende in lei tutte le compiacenze, come egli stesso ha testimoniato. Ecco quanto è amata.
  • 4. Essa infatti è iniziata alla scienza di Dio
    e sceglie le sue opere.
Solo la Sapienza illumina ogni uomo che viene nel mondo. Lei sola, infatti, venne dal cielo per insegnarci i segreti di Dio; e noi non abbiamo un vero maestro oltre la Sapienza incarnata, Gesù Cristo; lei sola dirige al proprio fine tutte le opere di Dio, soprattutto i santi, facendo loro conoscere quanto devono fare, e facendo ad essi gustare e compiere ciò che ha fatto loro conoscere.
  • 5. Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita,
    quale ricchezza è più grande della sapienza,
    la quale tutto produce?
    6. Se l'intelligenza opera,
    chi, tra gli esseri, è più artefice di essa?
    7. Se uno ama la giustizia,
    le virtù sono il frutto delle sue fatiche.
    Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza,
    la giustizia e la fortezza,
    delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita.
Salomone afferma che, siccome si deve amare soltanto la Sapienza, da lei sola bisogna aspettare ogni cosa, i beni materiali, la conoscenza dei segreti della natura, i beni dell’anima, le virtù teologali e cardinali.
  • 8. Se uno desidera anche un'esperienza molteplice,
    essa conosce le cose passate e intravede le future,
    conosce le sottigliezze dei discorsi
    e le soluzioni degli enigmi,
    pronostica segni e portenti,
    come anche le vicende dei tempi e delle epoche.
Chiunque vuol avere una scienza delle cose della grazia e della natura che non sia ordinaria, arida e superficiale, ma straordinaria, santa e profonda, deve fare ogni sforzo per acquistare la Sapienza senza la quale un uomo, per quanto saggio sia presso gli uomini, è stimato un nulla al cospetto di Dio: «Anche se avranno lunga vita, non saran contati per niente».
  • 9. Ho dunque deciso di prenderla
    a compagna della mia vita,
    sapendo che mi sarà consigliera di bene
    e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore.
Chi sarà povero se sta con la Sapienza, tanto ricca e generosa? Chi può essere triste con la Sapienza così dolce, bella e tenera? Eppure, fra quanti cercano la Sapienza, chi dice sinceramente insieme con Salomone: «Ho dunque deciso»? I più non hanno preso questa leale risoluzione: hanno soltanto velleità o, tutt'al più, propositi instabili e vaghi. Per questo non troveranno mai la Sapienza.
  • 10. Per essa avrò gloria tra le folle
    e, anche se giovane,
    onore presso gli anziani.
    11. Sarò trovato acuto in giudizio,
    sarò ammirato di fronte ai potenti.
    12. Se tacerò, resteranno in attesa;
    se parlerò, mi presteranno attenzione;
    se prolungherò il discorso,
    si porranno la mano sulla bocca.
    13. Per essa otterrò l'immortalità
    e lascerò un ricordo eterno ai miei successori.
    14. Governerò i popoli
    e le nazioni mi saranno soggette.
Su tali affermazioni del Saggio che loda se stesso, san Gregorio fa una riflessione: «Coloro che Dio scelse per scrivere queste parole sacre, essendo ricolmi del suo Santo Spirito, escono in certo senso da se medesimi per entrare in colui che li possiede. E così, divenuti lingua di Dio, in quello che dicono considerano soltanto Dio; parlano di se stessi come parlerebbero di qualcun altro».
  • 15. Sentendo il mio nome
    sovrani terribili mi temeranno,
    tra il popolo apparirò buono
    e in guerra coraggioso.
    16. Ritornato a casa, riposerò vicino a lei,
    perché la sua compagnia non dà amarezza,
    né dolore la sua convivenza,
    ma contentezza e gioia.
    17. Riflettendo su tali cose in me stesso
    e pensando in cuor mio
    che nell'unione con la sapienza
    c'è l'immortalità
    18. e nella sua amicizia grande godimento
    e nel lavoro delle sue mani
    una ricchezza inesauribile e nell'assiduità
    del rapporto con essa prudenza
    e nella partecipazione ai suoi discorsi fama,
    andavo cercando come prenderla con me.
L'autore sacro, dopo aver compendiato in poche parole tutto ciò che prima aveva spiegato, giunge alla conclusione: «Andavo cercandola per ogni dove...». Per acquistare la Sapienza bisogna cercarla ardentemente, e cioè: bisogna essere pronti a tutto lasciare, a tutto sopportare e a tutto intraprendere per possederla. Pochi la trovano, perché pochi la cercano in modo degno di lei.


  • II. Elogio della Sapienza (cap. VII)
Lo Spirito Santo nel capitolo settimo della Sapienza parla ancora dell'eccellente dignità della Sapienza in questi termini:
  • 14. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;
    quanti se la procurano
    si attirano l'amicizia di Dio,
    sono a lui raccomandati
    per i doni del suo insegnamento.

    22. In essa c'è uno spirito intelligente, santo,
    unico, molteplice, sottile,
    mobile, penetrante, senza macchia,
    terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,
    23. libero, benefico, amico dell'uomo, stabile,
    sicuro, senz'affanni, onnipotente, onniveggente
    e che pervade tutti gli spiriti
    intelligenti, puri, sottilissimi.
    24. La sapienza è il più agile di tutti i moti;
    per la sua purezza si diffonde
    e penetra in ogni cosa.
Dopo parole tanto potenti e tenere dello Spirito Santo per farci capire la bellezza, il valore e i tesori della Sapienza, chi non l'amerà e non la cercherà con tutte le energie? Tanto più che è un tesoro inesauribile adatto all'uomo, per il quale lì uomo fu fatto, e che ella medesima ha un infinito desiderio di darsi all'uomo.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Luigi Maria de Montfort - L'amore dell'Eterna Sapienza

Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 3:20 pm

      • CAPITOLO VI - PREMUROSI DESIDERI DELLA DIVINA SAPIENZA DI DARSI AGLI UOMINI
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Il vincolo di amicizia tra l'eterna Sapienza e l'uomo è così grande da essere incomprensibile. La Sapienza è per l'uomo, e l'uomo è per la Sapienza: «Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini» e non lo è per gli angeli né per le altre creature. Tale amicizia della Sapienza per l'uomo deriva dal fatto che costui, nella creazione, è il compendio delle sue meraviglie, il suo piccolo e grande mondo, la sua viva immagine e il suo rappresentante in terra. E da quando, per un eccesso d'amore verso di lui, ella si è fatta simile a lui e si è consegnata alla morte per salvarlo, lo ama come fratello, amico, discepolo, alunno, come prezzo del suo sangue e coerede del suo regno. Pertanto le fa violenza infinita chi le rifiuta o ruba il cuore di un uomo.


  • I. Lettera d'amore dell'eterna Sapienza
Questa bellezza eterna e regalmente amabilissima ha tanto desiderio dell'amicizia degli uomini, che per conquistarsela ha composto un apposito libro, in cui manifesta il proprio valore e i desideri che sente di loro. Il libro è come una lettera di un'innamorata all'amato per guadagnarne l'affetto. I desideri per il cuore dell'uomo ivi manifestati sono così premurosi, le domande d'amicizia così tenere, le voci ed i voti così amorevoli, che a sentirla non la si direbbe regina del cielo e della terra; la direste bisognosa degli uomini per essere felice.

In cerca dell'uomo percorre lunghe strade, sale sulle vette delle più alte montagne, viene alle porte della città, si spinge fin sulle pubbliche piazze in mezzo alla calca e grida quanto più forte può: «A voi, uomini, io mi rivolgo». «O figli degli uomini, a voi grido da così lungo tempo, a voi si rivolge la mia voce, voi io desidero, voi io cerco, voi io bramo. Ascoltate, venite da me: vi voglio rendere felici!».
E per maggiormente attrarli, dice: «Per mezzo mio e per la mia grazia regnano i re, dominano i principi, ed hanno scettro e corona i potenti e i monarchi. Io comunico ai legislatori la scienza delle giuste leggi per governare gli stati e ai magistrati la forza di esercitare equamente e senza timori la giustizia».

«Io amo coloro che mi amano e quelli che mi cercano diligentemente mi troveranno. Trovando me, troveranno l'abbondanza di ogni bene, poiché le ricchezze, la gloria, gli onori, le dignità, i piaceri duraturi e le vere virtù sono con me. È incomparabilmente cosa migliore per l'uomo possedere me, che avere tutto l'oro e l'argento del mondo, tutte le pietre preziose ed i beni dell'universo! Conduco le persone che vengono a me per sentieri di giustizia e di prudenza, le arricchisco dell'eredità dei veri figli, fino al colmo dei loro desideri. Siate persuasi che il mio più dolce piacere e le mie più care delizie si trovano nel poter conversare ed abitare con i figli degli uomini».
  • [32]Ora, figli, ascoltatemi:
    beati quelli che seguono le mie vie!
    [33]Ascoltate l'esortazione e siate saggi,
    non trascuratela!
    [34]Beato l'uomo che mi ascolta,
    vegliando ogni giorno alle mie porte,
    per custodire attentamente la soglia.
    [35]Infatti, chi trova me trova la vita,
    e ottiene favore dal Signore;
    [36]ma chi pecca contro di me, danneggia se stesso;
    quanti mi odiano amano la morte.
Dopo quanto ha detto di più tenero e allettante per conquistarsi l'amicizia degli uomini, ella teme ancora che a causa del suo meraviglioso splendore e della sua sovrana maestà, essi non osino avvicinarsi a lei, per rispetto. Quindi fa dir loro:
  • [12]La sapienza è radiosa e indefettibile,
    facilmente è contemplata da chi l'ama
    e trovata da chiunque la ricerca.
    [13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
    [14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà,
    la troverà seduta alla sua porta.

  • II. Tre segni d'amore: incarnazione, morte, eucaristia
Infine l'eterna Sapienza, per avvicinarsi ancor più agli uomini e dimostrar loro più sensibilmente il suo amore, è giunta fino ad incarnarsi, divenir bambino, farsi povero e morire per essi sulla croce. Mentre viveva in terra, quante volte ha esclamato: «Venite a me, voi tutti73; sono io, non temete!
E perché dovreste temere? Io sono simile a voi. Io vi amo.
Dovreste temere forse perché siete peccatori? Ma io vado cercando proprio voi! Io sono l'amica dei peccatori. Forse perché vi siete allontanati colpevolmente dall'ovile? Ma io sono il buon Pastore.
Forse perché siete carichi di colpe, coperti di macchie oppressi da tristezza? Ebbene, proprio per questo dovete venire a me, perché io vi solleverò dal peso, vi purificherò,vi consolerò».

Da un lato, ella vuole mostrare il suo amore per l'uomo fino a morire al posto di lui per salvarlo; dall'altro, non sa decidersi ad abbandonare l'uomo. La Sapienza trova allora un meraviglioso segreto per morire e vivere nello stesso tempo, e per restare con l'uomo sino alla fine dei secoli: è l'amorosa istituzione dell'Eucaristia. E per poter appagare il proprio amore in tale mistero, non ha difficoltà a mutare e rovesciare la natura.
Se non si nasconde sotto lo splendore di un diamante o di altra pietra preziosa, lo fa perché non vuole rimanere con l'uomo solo esteriormente. Si nasconde, invece, sotto l'apparenza di un pezzetto di pane che è il nutrimento proprio dell'uomo, affinché mangiata dall'uomo, possa entrare fin dentro il suo cuore e prendervi le sue delizie. A tanto giunge chi ama con amore! «O Sapienza eterna, - dice un santo - O Dio veramente prodigo di se stesso nel desiderio che sente dell'uomo!».


  • III. Ingratitudine di chi rifiuta la Sapienza
Quanto siamo duri e ingrati, se non ci commuovono gli ardenti desideri, le amorose richieste e le testimonianze d'amicizia di quest'amabile Sapienza!
Quanto siamo crudeli e quale sarà il nostro castigo già sulla terra, se invece d'ascoltarla chiudiamo l'orecchio, invece di cercarla la fuggiamo, invece di onorarla e amarla la disprezziamo e l'offendiamo!

Dice lo Spirito Santo:
  • [8]Allontanandosi dalla sapienza,
    non solo ebbero il danno di non conoscere il bene,
    ma lasciarono anche ai viventi un ricordo di insipienza,
    perché le loro colpe non rimanessero occulte.
Tre disgrazie succedono durante la vita a quanti non si preoccupano di acquistare la Sapienza: 1) l'ignoranza e l'accecamento, 2) la stoltezza, 3) lo scandalo e il peccato.
Ma quale disgrazia è ad essi riservata al momento della morte, quando sentiranno, loro malgrado, la Sapienza rimproverarli: «Vi ho chiamato e avete rifiutato. Vi ho teso le braccia ogni giorno, e mi avete disprezzato; vi ho aspettato seduta alla vostra soglia, ma non siete venuti da me. Anch'io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe.... Non avrò orecchi per ascoltare le vostre grida, né occhi per vedere le vostre lacrime, né cuore per commuovermi dei vostri singhiozzi, né mani per aiutarvi!».
Ma quale sarà la loro disgrazia nell'inferno! Leggete ciò che lo Spirito Santo ha detto circa le disgrazie, i lamenti, i rimorsi, la disperazione degli insensati nell'inferno. Troppo tardi, riconoscono la propria stoltezza ed infelicità per aver disprezzato la Sapienza di Dio. Cominciano a parlare saggiamente, ma nell'inferno!.


  • IV. Conclusione
Desideriamo dunque e cerchiamo soltanto la Sapienza:«Neppure l'oggetto più caro la uguaglia. Nessuna cosa preziosa l'uguaglia».
Niente è più desiderabile della Sapienza.
Qualsiasi dono di Dio, qualsiasi tesoro celeste possiate desiderare, se non desiderate la Sapienza, desiderate qualcosa ad essa inferiore. Oh, se conoscessimo questo infinito tesoro della Sapienza fatto per l'uomo - e ritengo di non aver detto nulla in proposito - sospireremmo notte e giorno per lei. Voleremmo rapidamente da un'estremità all'altra della terra, e passeremmo lietamente attraverso il fuoco e le lame taglienti se fosse necessario, pur di meritarla!
Ma bisogna far attenzione a non ingannarsi nella scelta della Sapienza. Esistono infatti diverse specie di sapienza.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 3:29 pm

      • CAPITOLO VII - SCELTA DELLA VERA SAPIENZA
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Dio ha la sua Sapienza, ed essa è l'unica e vera da amare e cercare come un grande tesoro. Ma anche il mondo corrotto ha la sua sapienza, e questa è da condannare e detestare perché iniqua e perniciosa. Pure i filosofi hanno la loro sapienza, ed essa è da disprezzare perché inutile e spesso dannosa per la salvezza.
Fin qui abbiamo parlato della Sapienza di Dio alle anime perfette, come dice l'Apostolo. Ma per il timore che queste vengano ingannate dal falso splendore della sapienza mondana, voglio dimostrare quanto essa sia menzognera e maligna.


  • I. La Sapienza mondana
La sapienza mondana è quella di cui è scritto: «Distruggerò la sapienza dei sapienti secondo il mondo; i desideri della carne sono in rivolta contro Dio... Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrena, carnale, diabolica». Questa sapienza del mondo è una perfetta conformità alle massime ed alle mode del mondo. È una tendenza continua verso la grandezza e la stima. È la ricerca costante e subdola del proprio piacere e interesse, non in modo grossolano e stridente con il quale si commetterebbe un peccato di scandalo, ma in modo fine, ingannatore e astuto. Altrimenti, anche secondo il mondo non sarebbe più sapienza ma libertinaggio.

Un sapiente del mondo è uno che sa far bene i propri interessi, e sa volgere tutto a proprio vantaggio temporale quasi senza sembrare di volerlo. Conosce l'arte di dissimulare e di ingannare furbescamente senza che altri s'accorga. Dice o fa una cosa e ne pensa un'altra. Non ignora nulla dei comportamenti e dei complimenti del mondo. Sa adattarsi a tutti per raggiungere i propri scopi, senza troppo preoccuparsi dell'onore e dell'interesse di Dio. Mette un segreto ma funesto accordo tra verità e menzogna, vangelo e mondo, virtù e peccato, Gesù Cristo e Belial. Vuol passare per onesto, ma non per bigotto. Disprezza, avvelena o condanna con facilità tutte le pratiche di pietà che non combaciano con le sue. Infine, il sapiente del mondo è uno che seguendo la sola luce dei sensi e dell'umana ragione, cerca unicamente di salvare le apparenze di cristiano e di onesto. E non si cura molto di piacere a Dio ed espiare con la penitenza i peccati commessi contro la divina maestà.

Ci sono sette motivi d'azione che il sapiente secondo il mondo non ritiene colpevoli e su questi si basa per condurre un'esistenza tranquilla: il punto d'onore, il «cosa si dirà?», la moda, la buona tavola, l'interesse, il darsi importanza, la battuta di spirito.
E ci sono sette speciali virtù che lo fanno canonizzare dai mondani: la bravura, la finezza, la diplomazia, l'accortezza, la galanteria, la cortesia, la giovialità. Ritiene invece peccati enormi: l'apatia, la stupidità, la povertà, la rusticità, la bigotteria.

Segue il più fedelmente possibile i comandamenti dettati dal mondo:

1) Conosci bene il mondo.

2) Vivi da galantuomo.

3) Fa bene i tuoi affari.

4) Conserva ciò che t'appartiene.

5) Esci dalla polvere.

6) Fatti degli amici.

7) Frequenta l'alta società.

8) Mangia bene.

9) Non suscitare malinconia.

10) Evita la singolarità, la rusticità, la bigotteria.

Mai il mondo è stato così corrotto come oggi, poiché mai è stato così fine, così sapiente a modo suo e così scaltro. Si serve abilmente della verità per ispirare la menzogna, della virtù per autorizzare il peccato, delle massime di Cristo per legittimare le proprie, tanto da ingannare spesso i sapienti secondo Dio.
È infinito il numero degli stolti cioè dei sapienti secondo il mondo, che sono poi gli stolti secondo Dio.


  • II. Il triplice volto della Sapienza del mondo
La sapienza terrena di cui parla s. Giacomo, è l'amore dei beni della terra. Di questa sapienza fanno segreta professione i saggi del mondo quando attaccano il cuore a ciò che possiedono, fan di tutto per diventare ricchi, intentano processi e fanno inutili cause per avere o conservare ricchezze. Oppure quando, per la maggior parte del tempo, pensano, parlano ed agiscono solo in vista di avere o mantenere qualcosa di temporale.
Si applicano invece alla propria salvezza ed ai mezzi per acquistarla, come la confessione, la comunione, la preghiera, con leggerezza, in modo formalistico, ad intervalli e per salvare le apparenze.

La sapienza carnale è l'amore del piacere. Di tale sapienza fanno professione i saggi del mondo quando bramano i piaceri dei sensi, amano la buona tavola, allontanano da sé quanto può mortificare e incomodare il corpo, come i digiuni, le austerità... E anche quando abitualmente pensano solo a bere, mangiare, giocare, ridere, divertirsi e passare piacevolmente il tempo. Oppure cercano il letto soffice, i giochi spassosi, gli allegri conviti e le belle compagnie.
Dopo essersi prese senza scrupolo tutte queste soddisfazioni, che non dispiacciono al mondo e non danneggiano la salute, vanno in cerca del confessore meno scrupoloso (così definiscono i confessori rilassati che non compiono il proprio dovere...). Intendono ottenere da lui, a buon mercato, la pace nella loro vita molle ed effeminata, nonché l'indulgenza plenaria di tutti i loro peccati. Ho detto: a buon mercato, perché i sapienti secondo la carne vogliono, di solito, per penitenza soltanto qualche preghiera o elemosina, detestando quanto può affliggere il corpo.

La sapienza diabolica è l'amore e la stima degli onori. Di tale sapienza fan professione i saggi del mondo che bramano, sia pure segretamente, grandezze, onori, dignità e cariche importanti. Cercano di farsi vedere, stimare, lodare ed applaudire dagli uomini. Negli studi, nel lavoro, nelle lotte, nelle parole e nelle opere si prefiggono solo la stima e la lode degli uomini, per farsi ritenere cristiani praticanti, gente istruita, grandi capitani, provetti sapienti, magistrati colti, persone altamente benemerite, distinte e degne di grande considerazione. Non sopportano di essere disprezzati e biasimati. Nascondono i propri lati difettosi e mettono in mostra quanto hanno di bello.

Con il nostro Signore Gesù, la Sapienza incarnata, dobbiamo detestare e condannare queste tre specie di falsa sapienza onde acquistare quella vera. La vera sapienza non cerca il proprio interesse, non mette radici nel terreno e nel cuore di quanti vivono comodamente, ed ha in abominio tutto ciò che è grande ed importante presso gli uomini.


  • III. La Sapienza naturale
Oltre la sapienza mondana, condannabile e dannosa, esiste una sapienza naturale tra i filosofi. Anticamente gli Egizi e i Greci ricercavano con tanta cura proprio questa sapienza naturale: «i Greci cercano la sapienza». Chi aveva raggiunto tale sapienza era chiamato mago o sapiente. Tale sapienza è una conoscenza eminente della natura nei suoi principi.
Essa fu comunicata con pienezza a Adamo nello stato di innocenza, fu concessa con abbondanza a Salomone, e nel corso dei secoli qualche altro grande personaggio ne ricevette una parte, come insegna la storia.

I filosofi vantano i principi della loro filosofia come un mezzo per acquistare tale sapienza. Gli alchimisti vantano i segreti della cabala come capaci di scoprire la pietra filosofale, in cui credono sia contenuta quella sapienza.
È vero che la filosofia della scuola, se studiata cristianamente, apre lo spirito e lo rende capace di scienze superiori; tuttavia essa non darà mai la pretesa sapienza naturale tanto vantata nell'antichità.

La chimica o alchimia, vale a dire la scienza di dissolvere i corpi naturali e di ridurli nei loro principi, è ancor più vana e dannosa. Tale scienza, anche se risponde oggettivamente al vero, ha raggirato e ingannato un'infinità di persone, riguardo al fine ch'esse si proponevano; e io non ho dubbi, per acquisita esperienza personale, che il demonio se ne serva oggi per far perdere denaro e tempo, la grazia e persino l'anima, col pretesto di trovare la pietra filosofale. Non esiste scienza che proponga la realizzazione di cose più grandi con mezzi più speciosi.
Siffatta scienza promette la pietra filosofale, o la cosiddetta polvere di proiezione, che sparsa su un qualsiasi metallo fuso, lo cambia in argento e in oro. Tale pietra dà salute, guarisce le malattie, giunge a prolungare la vita ed opera tantissimi prodigi, che gli occhi degli sprovveduti scambiano per divini e miracolosi.
C'è una caterva di gente che si dice dotata di tale scienza: sono i cabalisti. Essi ne custodiscono i misteri in modo così occulto da preferire la perdita della vita alla manifestazione dei loro pretesi segreti.

Legittimano ciò che affermano:

1) con la storia di Salomone, ch'essi assicurano abbia ricevuto il segreto della pietra filosofale ed al quale attribuiscono un libro segreto, ma falso e pernicioso, intitolato Clavicola di Salomone;

2) con la storia di Esdra al quale Dio avrebbe dato da bere e un liquore celeste con cui avrebbe avuto la sapienza, come è raccontato nel libro VII di Esdra;

3) con le storie di Raimondo Lullo e di parecchi altri grandi filosofi, che avrebbero trovato - secondo gli stessi cabalisti - quella pietra filosofale;

4) infine, per meglio coprire i loro trucchi sotto il manto della religione, la dicono un dono di Dio: dono che Dio concede solo a quanti l'hanno chiesto a lungo e meritato con fatiche e preghiere.

Ho riferito i sogni e le illusioni di questa vana scienza perché non si resti ingannati come tanti. Infatti, io so che tanti hanno speso inutilmente molto tempo e fatica a cercare tale segreto sotto i più belli e buoni pretesti e con le più pie intenzioni. Alla fine sono stati obbligati a pentirsene riconoscendo di essersi ingannati ed illusi. Secondo me la pietra filosofale non può esistere.
Il sapiente Del Rio la dice sicura e possibile; altri la negano. Comunque sia, non è conveniente ed è anzi dannoso che un cristiano si dedichi a cercarla. È fare ingiuria a Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza, tutti i beni di natura, di grazia e di gloria. È disobbedire allo Spirito Santo che dice: «Tu non devi occuparti delle cose misteriose».


  • IV. Conclusione
Restiamo dunque fedeli a Gesù Cristo, Sapienza eterna ed incarnata, fuori del quale c'è solo smarrimento, menzogna e morte: «Io sono la via, la verità e la vita».
Studiamo ora gli effetti della Sapienza nelle anime.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 3:40 pm

      • CAPITOLO VIII - DONI MERAVIGLIOSI DELL'ETERNA SAPIENZA A QUANTI LA POSSIEDONO
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Questa bellezza sovrana essendo per natura amante del bene, soprattutto del bene dell'uomo, trova il suo massimo piacere nel comunicarsi a lui. Per questo lo Spirito Santo dice ch'essa cerca, tra i popoli, persone degne di lei e che si diffonde e trasferisce nelle anime sante. Precisamente tale comunicazione della sapienza eterna ha formato gli amici di Dio e i profeti.
Anticamente ella entrò nell'anima del servo di Dio Mosè. Gli comunicò un'abbondante luce per vedere grandi cose ed una forza stupenda per compiere miracoli e riportare vittorie: «Entrò nell'anima di un servo del Signore e si oppose con prodigi e con segni a terribili re».
Quando la Sapienza divina entra in un'anima, porta con sé ogni sorta di beni e le comunica innumerevoli ricchezze:«Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile». È la testimonianza che Salomone rende alla verità dopo aver ricevuto la sapienza.

Fra gli innumerevoli interventi della Sapienza nell'anima, compiuti spesso in modo così segreto che nemmeno questa se ne accorge, eccone alcuni dei più ordinari.

1) L'eterna Sapienza comunica il suo spirito tutto luce all'anima che la possiede: «Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della sapienza». Con questo spirito sottile e penetrante l'uomo diventa come Salomone, giudice di tutte le cose con grande discernimento e penetrazione: «Sarò trovato acuto in giudizio, sarò ammirato di fronte ai potenti». Grazie alla Sapienza che mi ha comunicato il suo spirito, si riconoscerà l'acutezza del mio spirito nei giudizi! I più potenti saranno stupiti quando mi vedranno.
Comunica all'uomo la grande scienza dei santi e le altre scienze naturali, anche le più segrete, qualora gli siano utili: «Se uno desidera anche un'esperienza molteplice, essa conosce le cose passate e intravede le future, conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi». A Giacobbe «diede la conoscenza delle cose sante».
A Salomone comunicò la vera scienza di tutta la natura: «Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose»; gli rivelò una moltitudine di segreti che nessuno aveva saputo: «Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so».
A tale infinita sorgente di luce i più grandi Dottori della Chiesa - fra gli altri san Tommaso d'Aquino, come 1' afferma egli stesso - hanno attinto le mirabili conoscenze che li hanno resi autorevoli. Notate che la luce e le nozioni date dalla Sapienza non sono cognizioni aride, sterili e senza devozione. Esse invece sono luminose, persuasive, operanti e pie: commuovono e appagano il cuore rischiarando la mente.

2) La Sapienza non dà all'uomo solamente la luce per conoscere la verità, ma anche la stupenda capacità di farla conoscere agli altri: «Lo spirito del Signore... conosce ogni voce».
La Sapienza conosce quanto vien detto e comunica scienza di dirlo bene. Infatti «la sapienza aveva aperto la bocca dei muti e aveva sciolto la lingua degli infanti».
Ella sciolse la lingua di Mosè che era impedita. Diede le sue parole ai profeti «per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare», benché quelli confessassero di non saper parlare meglio di un bambino una volta lasciati a se stessi.
Fu la Sapienza a dare agli apostoli la facilità di predicare dappertutto il vangelo e di annunciare le grandi opere di Dio, arricchendo di parola la loro bocca.
La divina Sapienza è parola nell'eternità e nel tempo.
Perciò ha sempre parlato, e con la sua parola tutto è stato fatto e tutto restaurato. Ha parlato per mezzo dei profeti, degli apostoli e parlerà sino alla fine dei secoli per bocca di quelli a cui si comunicherà.
Ma le parole che la divina Sapienza comunica non sono parole comuni, naturali ed umane. Sono parole divine: «L'avete accolta come è veramente, quale parola di Dio». Sono parole forti, commoventi, penetranti:«La parola di Dio è efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio». Sono parole che partono dal cuore di colui per mezzo del quale essa parla e vanno fino al cuore di chi la ascolta.
È questo il dono della Sapienza ricevuto da Salomone. Dio gli aveva fatto la grazia - egli dice - di parlare secondo quello che sentiva nel cuore: «Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza».
Sono, queste, parole di promessa rivolte da Cristo agli apostoli: «Io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere».
Quanto pochi sono oggi i predicatori che possiedono quest'ineffabile dono della parola e possono dire con s. Paolo: «Parliamo di una sapienza divina» [127] La maggior parte di essi parla secondo la luce della ragione o dei libri consultati. Non parla secondo conoscenza, cioè secondo le ispirazioni della Sapienza, né dalla pienezza del cuore, cioè dall'abbondanza divina comunicata dalla Sapienza. Per questo si vedono oggi ben poche conversioni operare dalla parola. Se un predicatore avesse ricevuto davvero dalla Sapienza il dono della parola, i suoi ascoltatori a stento resisterebbero, come un giorno «non riuscivano a resistere alla Sapienza e allo Spirito che parlava». Un simile predicatore parlerebbe con tanta soavità e insieme con tanta autorità - come uno che ha autorità - e la sua parola non ritornerebbe indietro vuota e senza effetto.

3) La Sapienza è l'oggetto della felicità e delle compiacenze del Padre, e insieme la gioia degli angeli. Anche per l'uomo che la possiede, essa è principio delle più pure dolcezze e consolazioni. Gli dà il gusto delle cose di Dio, e gli fa perdere quello delle creature. Allieta il suo spirito con lo splendore della sua luce. Gli versa in cuore gioia, dolcezza e pace indicibili, anche fra le amarezze e le tribolazioni più penose, come testimonia s. Paolo esclamando:«Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione»! E Salomone: «Ritornato a casa, riposerò vicino a lei, perché la sua compagnia non dà amarezza, né dolore la sua convivenza, ma contentezza e gioia... Godetti di tutti questi beni, perché la sapienza li guida... e nella sua amicizia c'è grande godimento». Le gioie ed i piaceri che si possono avere dalle creature sono invece solo apparenze di piaceri e afflizione di spirito.

4) Quando l'eterna Sapienza si comunica ad un'anima, le porta tutti i doni dello Spirito Santo e tutte le grandi virtù in grado eminente. Cioè:
- Le virtù teologali: viva fede, salda speranza e ardente carità;
- le virtù cardinali: regolata temperanza, consumata prudenza, perfetta giustizia ed invincibile fortezza;
- le virtù morali: perfetta religione, profonda umiltà, incantevole dolcezza, cieca obbedienza, totale distacco, continua mortificazione, sublime orazione...
Sono queste le stupende virtù ed i celesti doni che lo Spirito Santo enumera divinamente in poche parole, dicendo: «Se uno ama la giustizia, le virtù sono frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita».

5) Infine, non essendoci cosa più attiva della Sapienza - «la Sapienza è il più agile di tutti i moti» - non lascia marcire nella tiepidezza e nella negligenza coloro che hanno 1a sua amicizia. Li rende completamente di fuoco, ispira loro grandi imprese per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. E per metterli alla prova e renderli ancora più degni di sé, procura loro grandi lotte e riserva loro contraddizioni ed ostacoli in quasi tutto quello che intraprendono.
Ora permette al diavolo di tentarli, ora al mondo di calunniarli e disprezzarli, ora ai loro nemici di sopraffarli ed abbatterli, ora ai loro amici e parenti di abbandonarli e tradirli. Qui procura una perdita di beni, là una malattia... qui un'ingiustizia, là una tristezza ed un abbattimento. Insomma, li mette alla prova in ogni maniera nel crogiolo della tribolazione come oro nella fornace.
Ma lo Spirito Santo dice: «Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiolo e li ha graditi come un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno.... La sapienza condusse per diritti sentieri il giusto in fuga dall'ira del fratello... Lo assistette contro l'avarizia dei suoi avversari e lo fece ricco; lo custodì da nemici, lo protesse da chi lo insidiava, assegnò la vittoria in una lotta dura, perché sapesse che la pietà è più potente di tutto».

Si racconta nella vita del beato Enrico Susone, domenicano, che nel desiderio ardente di possedere l'eterna Sapienza, a lei si offrì più volte per patire ogni specie di tormenti pur di ottenerne la benevolenza. «E che! - diceva a se stesso un giorno - non sai che gli innamorati sposano mille e mille sofferenze per colei che è oggetto del loro amore? Per loro sono dolci le veglie, gradevoli le fatiche e il lavoro è un riposo, quando sono certi che l'amata si riterrà obbligata e soddisfatta. Se gli uomini fanno tutto questo per accontentare una povera creatura, non arrossirai tu di vergogna quando tentenni nel conseguire la Sapienza? O Sapienza eterna! No, non indietreggerò mai nel tuo amore, dovessi avventurarmi nella sterpaglia e fra le spine fin sopra la testa per giungere al luogo del tuo riposo... Dovessi diventare spettacolo di mille crudeltà sofferte nel corpo e nell'anima... stimerò la tua amicizia più di ogni cosa, e ti farò regnare incontrastata su tutti i miei affetti!».

Qualche giorno dopo, trovandosi in viaggio cadde nelle mani dei briganti, i quali lo percossero e lo ridussero in uno stato così pietoso ch'essi medesimi ne ebbero compassione. Allora Enrico, vedendosi così ridotto e privo di ogni aiuto, piombò in un amaro sconforto; dimenticò il proposito d'esser coraggioso nelle afflizioni e si mise a piangere ed a cercare il perché Dio lo affliggesse in tal modo. Mentre si soffermava su tali pensieri, venne colto dal sonno. Sul far del mattino, sentì una voce che così lo rimproverava: «Eccolo, il nostro soldato, quello che spacca le montagne, s'arrampica sulle rocce, espugna le cittadelle, uccide e frantuma i nemici, quando sta bene... ma che non ha coraggio né braccia né gambe nell'avversità! È un leone nel tempo della consolazione, ma è un timido cervo nella sofferenza. La Sapienza non offre la sua amicizia ai pigri ed ai vili!».
A simili rimproveri, Enrico confessa la colpa commessa nell'eccessivo lagnarsi e supplica nel contempo la Sapienza di permettergli di piangere e di alleggerire il cuore almeno con le lacrime. «No, no! - replicò la voce - tutti gli abitanti del cielo non avrebbero la minima stima di te, se, come un bimbo ed una femminuccia, ti abbandonassi alle lacrime. Asciugati gli occhi, e fa' vedere un volto sereno...».

Così la croce è l'eredità e la ricompensa di quanti desiderano e possiedono l'eterna Sapienza. Ma quest'amabile sovrana, che dispone tutto con calcolo, peso e misura, non dà la croce ai propri amici se non in proporzione delle loro forze, e spande sulle sofferenze tanto olio di dolcezza, ch'essi vi trovano la loro delizia.
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 4:11 pm

      • CAPITOLO IX - INCARNAZIONE E VITA DELL'ETERNA SAPIENZA
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  • I. Incarnazione dell'eterna Sapienza
Il Verbo eterno, la Sapienza increata, avendo deciso nel consiglio della Trinità Santa di farsi uomo per restaurare l'uomo decaduto, fece conoscere ad Adamo - come si crede - e promise agli antichi patriarchi - come dice la S. Scrittura - che si sarebbe incarnato per riscattare l'umanità.
Per questo nel corso delle migliaia di anni seguenti alla creazione, tutti i santi personaggi della Legge antica chiesero il Messia con insistenti preghiere. Gemevano, piangevano, gridavano: «O nubi, piovete il Giusto! O terra, produci il Salvatore!». «O Sapienza che esci dalla bocca dell'Altissimo, vieni a liberarci!».
Ma le loro grida, preghiere e sacrifici non ebbero sufficiente forza per attirare dal seno del Padre l'eterna Sapienza, il Figlio di Dio. Levavano le braccia al cielo, ma non erano abbastanza lunghe per raggiungere il trono dell'Altissimo.
Facevano continuamente a Dio dei sacrifici, anche del loro cuore, ma non erano di tale valore da meritare questa grazia somma.

Da ultimo, essendo giunto il momento stabilito per la redenzione degli uomini, la Sapienza si costruì una casa, un'abitazione degna di sé. Creò e formò la divina Maria nel seno di sant'Anna, con un gaudio maggiore di quello provato nel creare l'universo. È impossibile esprimere le ineffabili comunicazioni della Trinità santissima a questa bella creatura, ed anche indicare la fedeltà con la quale Maria corrispose alla grazia del suo Creatore.

Il travolgente fiume dell'infinita bontà di Dio, bruscamente arrestato dal peccato degli uomini all'inizio del mondo, si riversa con veemenza e pienezza nel cuore di Maria. La Sapienza eterna le concede tutte le grazie che Adamo ed i suoi discendenti avrebbero ricevuto dalla sua generosità se fossero rimasti nella giustizia originale. Infine - dice un santo - l'intera pienezza della divinità si diffuse in Maria per quanto una creatura ne era capace.
O Maria! Capolavoro dell'Altissimo, miracolo della Sapienza increata, prodigio dell'onnipotenza, abisso di grazia! Riconosco con tutti i santi che soltanto chi ti ha creata può capire l'altezza, la larghezza e la profondità delle grazie che t'ha fatto.

In quattordici anni di vita, la divina Maria ebbe una tale crescita in grazia e sapienza di Dio ed una così perfetta fedeltà all'amore di lui, da rapire in ammirazione non solo tutti gli angeli, ma pure lo stesso Dio. La sua profonda umiltà spinta fino al nulla, lo incantò; la sua divina purezza, l'attirò; la sua viva fede e le sue frequenti ed amorose preghiere gli fecero dolce violenza. La Sapienza fu amorosamente vinta da così amorose richieste.«Quanto fu l'amore di colei che vinse l'Onnipotente!» esclama sant'Agostino.
Cosa sorprendente! La Sapienza vuole discendere dal seno del Padre fino al seno di una vergine in cui adagiarsi tra i gigli della purezza, e darsi interamente a lei facendosi uomo in lei. Le invia quindi l'Arcangelo Gabriele perché le porga i suoi saluti, e le dica che gli ha conquistato il cuore e che desidera farsi uomo in lei, purché ella ne dia il consenso.
L'Arcangelo esegue l'ambasciata. Assicura Maria che rimarrà vergine pur diventando madre, ed ottiene, vincendo la resistenza di una profonda umiltà, l'ineffabile consenso che la santa Trinità, gli angeli e l'universo attendevano da lunghi secoli.
Inchinata davanti al Creatore, Maria risponde: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga in me quello che hai detto».

Notiamo che nel medesimo istante in cui Maria accondiscende a diventar madre di Dio, si compiono parecchi prodigi. Lo Spirito Santo forma, con il più puro sangue del cuore di Maria, un corpicino, e lo struttura con perfezione. Dio crea la più perfetta anima che sia mai uscita dalle sue mani. La Sapienza eterna, il Figlio di Dio, si unisce, in unità di persona, a quel piccolo corpo ed a quell'anima. Ecco compiersi la più alta meraviglia del cielo e della terra, il prodigioso eccesso dell'amor di Dio: «E il Verbo si fece carne». La Sapienza eterna si è incarnata. Dio è diventato uomo continuando ad essere Dio. E questo Uomo-Dio si chiama Gesù Cristo, cioè Salvatore.


  • II. Vita della Sapienza incarnata
Ecco il riassunto della sua vita divina.

1) II Figlio di Dio volle nascere da una donna sposata, anche se realmente vergine, affinché non gli si rimproverasse d'essere frutto di una relazione illecita, e per gli altri motivi importantissimi insegnati dai santi Padri. Il suo concepimento fu annunciato a Maria Vergine dall'angelo Gabriele, come abbiamo già detto. Gesù Cristo diventò figlio d'Adamo senza ereditare la sua colpa.

2) Tale concepimento avvenne di venerdì, il 25 marzo. Il 25 dicembre, il Salvatore del mondo nacque nella città di Betlemme, in una povera stalla, dove una mangiatoia gli servì da culla. Un angelo annunciò ad alcuni pastori, che sorvegliavano le greggi nella campagna, il nato Salvatore e raccomandò che andassero ad adorarlo a Betlemme. Quelli, nello stesso istante, udirono celesti cori di angeli che cantavano: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

3) Fu circonciso all'ottavo giorno, secondo la Legge di Mosè, anche se non vi era soggetto, e ricevette il nome di Gesù stabilito dal cielo. Tre magi arrivati dall'oriente vennero ad adorarlo, dopo essere stati avvertiti dall'apparizione di una straordinaria stella che li guidò a Betlemme. Questa festa si chiama Epifania, cioè manifestazione di Dio, e viene celebrata il 6 di gennaio.

4) Lui stesso volle essere offerto al tempio, quaranta giorni dopo la nascita, ed osservare tutta la legge di Mosè riguardante il riscatto dei primogeniti. Dopo un certo tempo, un angelo avvertì Giuseppe, sposo della Vergine santa, di prendere il Bambino Gesù e la madre di lui, e di fuggire in Egitto per evitare il furore di Erode. Giuseppe ubbidì.
Certi autori ritengono che nostro Signore si sia fermato in Egitto due anni, altri tre, ed altri ancora, - come il Baronio - perfino otto. La sua presenza santificò quella terra e la rese degna di essere popolata, un giorno, da santi anacoreti, come più tardi avvenne. Eusebio dice che all'entrata di Gesù i demoni fuggirono e sant'Atanasio che s'infransero gli idoli.

5) A dodici anni, il Figlio di Dio sostenne una discussione con un gruppo di dottori della legge, con tanta sapienza da meravigliare i propri ascoltatori. Dopo questo avvenimento, la storia sacra non parla più di lui fino al suo battesimo avvenuto nel trentesimo anno di età. In seguito si ritirò nel deserto e vi digiunò, senza bere né mangiare per quaranta giorni; lì combatté il demonio uscendone vittorioso.

6) Dopo ciò iniziò a predicare nella Giudea, a chiamare gli apostoli e ad operare tutti quegli adorabili prodigi menzionati nel sacro testo. Ci basti ricordare che durante il terzo anno della predicazione e nel trentatreesimo di età, Gesù risuscitò Lazzaro, fece un trionfale ingresso nella città di Gerusalemme il 29 marzo. Il 2 aprile successivo, giovedì 14 del mese di Nisan, egli celebrò la Pasqua con i discepoli, lavò i piedi agli apostoli ed istituì il santo sacramento dell'Eucaristia sotto le specie del pane e del vino.

7) La sera del medesimo giorno venne catturato dai suoi nemici guidati dal traditore Giuda. L'indomani, 3 aprile, benché fosse festa, fu condannato a morte dopo essere stato flagellato, incoronato di spine e trattato con estrema ignominia. In quel giorno stesso, fu condotto al Calvario ed inchiodato sopra una croce, in mezzo a due scellerati. Così volle morire il Dio dell'innocenza, con la più vergognosa delle morti, e patire il supplizio che spettava ad un ladro chiamato Barabba, preferito a lui dai giudei. Gli antichi Padri dicono che Gesù venne fissato alla croce con quattro chiodi e che il suo corpo poggiava su un legno a forma di sedile.

8) Il Salvatore del mondo, dopo tre ore di agonia, a trentatrè anni di vita, spirò. Giuseppe d'Arimatea ebbe il coraggio di chiedere il corpo a Pilato e lo pose in un sepolcro nuovo, ch'egli aveva fatto costruire. Non si può dimenticare che la natura manifestò dolore per la morte del suo Creatore, con diversi prodigi accaduti al momento in cui Gesù spirava. Gesù resuscitò il 5 aprile, apparve più volte alla sua santa Madre ed ai discepoli, durante quaranta giorni, fino al giovedì 14 maggio. Quel giorno condusse i suoi discepoli sul monte degli Ulivi e là, in loro presenza, salì per forza propria al cielo, fino alla destra del Padre, lasciando sulla terra le orme dei suoi sacri piedi.
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 4:18 pm

      • CAPITOLO X -LA BELLEZZA INCANTEVOLE E LA DOLCEZZA INEFFABILE DELLA SAPIENZA INCARNATA
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La Sapienza s'è fatta uomo solo per attirare i cuori degli uomini alla sua amicizia ed alla sua imitazione. Ecco perché s'è compiaciuta di adornarsi di tutte le amabilità e dolcezze umane più incantevoli e sensibili, senza difetti né brutture.


  • I. La Sapienza è dolce nelle sue origini
Se noi la consideriamo nelle sue origini, essa è soltanto bontà e dolcezza. È dono dell'amore del Padre ed effetto di quello dello Spirito Santo. È data a noi dall'amore ed è formata dall'amore: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito». È dunque tutta amore, anzi è l'amore stesso del Padre e dello Spirito Santo.
È nata dalla madre più dolce, affettuosa e bella, dalla divina Maria. Volete spiegarmi la dolcezza di Gesù? Spiegatemi prima la dolcezza di Maria sua madre, alla quale egli somiglia nella soavità del temperamento. Gesù è figlio di Maria e, perciò, in lui non si trova né fierezza né rigore né bruttezza e ancora infinitamente meno che nella madre, perché è la Sapienza eterna, la dolcezza e la bellezza stessa.


  • II. È dolce secondo i profeti
I profeti, ai quali venne rivelata in anticipo la Sapienza incarnata, la chiamano pecorella e agnello mansueto. Predicono che per la sua dolcezza non spezzerà una canna incrinata, e non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta, cioè che avrà tanta bontà che quando un povero peccatore sarà mezzo affranto, accecato, perduto per le proprie colpe e quasi con un piede nell'inferno, non lo lascerà perdersi del tutto, a meno ch'egli stesso non la costringa.
San Giovanni Battista, che per quasi trent'anni restò nel deserto a meritarsi con le sue austerità la conoscenza e l'amore della Sapienza incarnata, appena la vide, additandola ai discepoli, esclamò: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!». Non disse infatti come sembra avrebbe dovuto: «Ecco l'Altissimo, ecco il Re della gloria, ecco l'Onnipotente...». Conoscendola però a fondo più di qualsiasi altro uomo del passato o del futuro, disse: «Ecco l'agnello di Dio! Ecco la Sapienza eterna che per inebriare i cuori e rimettere i nostri peccati ha unito in sé tutte le dolcezze di Dio e dell'uomo, del cielo e della terra!».


  • III. È dolce nel nome
Ma che cosa ci dice il nome di Gesù, il nome proprio della Sapienza incarnata, se non carità ardente, amore infinito e dolcezza incantevole?
Gesù, Salvatore, colui che salva l'uomo, colui del quale è prerogativa amare e salvare l'uomo! «Nulla si canta di più soave, nulla si ascolta di più giocondo, nulla si pensi di più dolce di Gesù, il Figlio di Dio!».
Oh, quanto è dolce all'orecchio ed al cuore di un'anima predestinata il nome di Gesù! «È miele sulla bocca, melodia nell'orecchio, giubilo nel cuore!».


  • IV. È dolce nel volto
«Gesù è dolce nel volto, dolce nelle parole, dolce nelle azioni».
L'amabilissimo Salvatore aveva un volto così dolce e buono, che invaghiva i cuori e gli occhi di quanti lo vedevano. I pastori che vennero a trovarlo nella stalla furono attratti dalla dolcezza e soavità del suo viso, tanto che restavano giorni interi come rapiti fuori di sé a guardarlo. I re, anche i più fieri, non appena conobbero le dolci attrattive di questo bel bambino, deposta ogni fierezza, caddero senza difficoltà ai piedi della sua culla.
Quante volte si dissero l'un l'altro: «Amici, com'è dolce star qui! Non si trovano nei nostri palazzi gaudi simili a quelli che si gustano in questa stalla alla vista di questo Dio bambino!».
Quando Gesù era giovanissimo, le persone afflitte ed i bambini venivano da tutti i paesi vicini per vederlo e gioire con lui. Si dicevano a vicenda: «Andiamo a vedere il piccolo Gesù, il bel bambino di Maria». La bellezza e la maestà del suo volto, diceva san Giovanni Crisostomo, erano così dolci ed al tempo stesso così imponenti, che quanti lo videro non poterono non amarlo. Qualche re molto distante dalla sua terra, alla fama della sua bellezza volle averne il ritratto, e si racconta che nostro Signore medesimo lo abbia inviato al re Abgar in segno di speciale benevolenza. Alcuni autori assicurano che i soldati romani ed i giudei gli velarono il volto per maltrattarlo e schiaffeggiarlo con maggior libertà, perché dai suoi occhi e dal viso gli traspariva uno splendore di bellezza così dolce ed incantevole che disarmava i più crudeli.


  • V. È dolce nelle parole
Gesù è dolce nelle parole. Mentre viveva in terra, conquistava tutti con la dolcezza delle parole, e non lo si udì mai alzare troppo la voce né discutere con animosità, proprio come avevano predetto i profeti: «Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce». Chi l'ascoltava spassionatamente era colpito dalle parole di vita che uscivano dalla sua bocca, tanto da esclamare: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!». E chi lo odiava, molto sorpreso dall'eloquenza e sapienza delle sue parole, si chiedeva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza?».
Parecchie migliaia di umili persone abbandonarono le case e le famiglie per andarlo ad ascoltare fin nell'interno del deserto, trascorrendo diversi giorni senza bere e senza mangiare, solo sazi della soavità della sua parola. E con la dolcezza del parlare, quasi come un'esca, attrasse gli apostoli alla sua sequela, guarì gli ammalati più incurabili, consolò i più afflitti. A Maria Maddalena, desolata, disse soltanto «Maria!» e la colmò di gioia e di dolcezza.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 4:21 pm

      • CAPITOLO XI - LA DOLCEZZA NEL MODO DI AGIRE DELLA SAPIENZA INCARNATA
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  • I. È dolce nella sua vita terrena
Gesù è dolce nelle sue azioni e in tutta la sua condotta di vita: «Ha fatto bene ogni cosa», cioè tutto quello che Gesù Cristo ha fatto, fu compiuto con assennatezza, sapienza, santità e dolcezza, senza difetti o manchevolezze. Vediamo ora con quanta dolcezza l'amabile Sapienza incarnata si comportò nella sua condotta con gli altri.

I poveri e i bambini la seguivano dovunque perché la consideravano come un loro pari. Essi vedevano nel caro Salvatore tanta semplicità, benignità, condiscendenza e carità e gli si accalcavano attorno per avvicinarlo. Un giorno, mentre stava predicando in una strada, i fanciulli, che di solito gli erano sempre vicini, fecero ressa alle sue spalle per avvicinarsi a lui; gli apostoli, più vicini a Gesù, li respinsero. Gesù se ne accorse e riprese gli apostoli, dicendo loro: «Lasciate che i bambini vengano a me». E quando questi gli furono accanto, li abbracciò e li benedisse. Quale dolcezza e benignità!
I poveri, vedendolo poveramente vestito e semplice in tutto il suo modo di fare, senza ostentazione né alterigia, si dilettavano solo della sua compagnia; ne prendevano sempre le difese davanti ai ricchi ed ai superbi che lo calunniavano e lo perseguitavano. Gesù, da parte sua, li colmava di lodi e benedizioni in ogni occasione.

E chi potrà spiegare la dolcezza di Gesù verso i peccatori? Con quale delicatezza trattò Maddalena, la peccatrice! Con quale condiscendenza convertì la Samaritana! Con quale misericordia perdonò la donna adultera! Con quale carità andò a pranzo in casa di peccatori pubblici per guadagnarseli! I suoi nemici non presero forse le mosse per perseguitarlo proprio da questa sua grande dolcezza? Non dicevano forse che con essa faceva trasgredire la legge di Mosè? E non lo chiamavano ingiuriosamente amico dei peccatori e dei pubblicani? Con quale bontà ed umiltà cercò di conquistarsi il cuore di Giuda che voleva tradirlo, fino a lavargli i piedi ed a chiamarlo amico! Da ultimo, con quale carità chiese perdono a Dio Padre per i carnefici, scusandoli della loro ignoranza!

La Sapienza incarnata, Gesù, è bella, dolce e caritatevole! È bella nell'eternità, perché splendore del Padre, specchio tersissimo ed immagine della sua bontà, più bella del sole e più splendida della stessa luce. È bella nel tempo, perché formata dallo Spirito Santo, pura, senza peccato e bella, senza difetto; perché durante la vita fu l'incanto degli occhi e dei cuori degli uomini; perché oggi è gloria degli angeli. Come è tenera e dolce verso gli uomini, specialmente verso i poveri peccatori. È venuta infatti a cercarli in modo visibile sulla terra e ora continua a cercarli tutti i giorni in modo invisibile.


  • II. È ancora più dolce nella gloria
Non si pensi che oggi, perché glorioso e trionfante, Gesù sia meno dolce e condiscendente! Tutt'altro. La sua gloria perfeziona, in certo modo, la sua dolcezza. Egli desidera non tanto di apparire, quanto di perdonare; non tanto di ostentare le ricchezze della gloria, quanto quelle delle misericordia.

Si legga la testimonianza dei fatti. Si vedrà che quando la Sapienza incarnata e gloriosa è apparsa ai suoi amici, è apparsa non fra i tuoni ed i fulmini, ma in modo soave e benigno; non ha assunto la maestà d'un sovrano o quella del Dio degli eserciti, ma la tenerezza d'uno sposo e la dolcezza d'un amico. Qualche volta si è mostrata nell'Eucarestia, ma io non ricordo d'aver letto che vi sia apparsa altrimenti che sotto le sembianze d'un tenero e grazioso bambino.

Tempo fa, un infelice, arrabbiato per aver perduto il danaro al gioco, sguainò la spada contro il cielo incolpando il Signore della perdita subita. Cosa sorprendente! In luogo di folgori e saette che sarebbero dovuti scendere su di lui, ecco venire dal cielo e volteggiargli attorno un foglietto di carta. Stupito lo raccoglie, l'apre e vi legge: «Pietà di me, o Dio». La spada gli cade di mano, e, commosso nel profondo del cuore, si prostra a terra gridando misericordia!

San Dionigi l'Areopagita racconta di un vescovo di nome Carpo, che aveva convertito con molta difficoltà un idolatra. Avendo appreso che un altro pagano in un momento l'aveva fatto apostatare, passò una notte intera pregando Dio perché fosse vendicata l'ingiuria fatta alla maestà divina e punito il colpevole. Mentre, divorato dallo zelo, pregava con più fervore, vide d'un tratto la terra aprirsi e sull'orlo dell'inferno l'apostata ed idolatra alle prese con il demonio che cercava di farvelo precipitare. Ma levati gli occhi in alto, vide il cielo spalancarsi e venire verso di lui Gesù Cristo con una moltitudine di angeli. Il Cristo gli disse: «Carpo, se chiedi vendetta tu non mi conosci! Sai che cosa mi chiedi e quanto i peccatori mi sono costati? Perché vuoi che li perda? Li amo tanto che sarei disposto a morire una seconda volta per ciascuno di loro se fosse necessario». Poi il Signore, avvicinatosi a Carpo e mostrandogli le proprie spalle denudate, gli disse: «Carpo, se vuoi vendetta, colpisci me invece del peccatore!».

Dopo ciò non ameremo questa eterna Sapienza? Ella ci ha amati e ci ama più della sua vita, e la sua bellezza e dolcezza sorpassano quanto c'è di più bello e dolce nel cielo e sulla terra.

Nella vita del beato Enrico Susone si racconta che la Sapienza, da lui ardentemente bramata, gli apparve un giorno sotto questo aspetto. Aveva una forma corporea, avvolta di chiara e trasparente nube. Era assisa su un trono d'avorio e irradiava dal volto e dagli occhi uno splendore simile ai raggi del sole in pieno meriggio. L'eternità le era corona, felicità la veste, soavità la parola. Dai suoi amplessi scaturiva la pienezza del gaudio di tutti i beati. Enrico, vedendola in simile aspetto, fu ancor più sorpreso nel notare che a volte ella appariva come una giovane, un miracolo di bellezza del cielo e della terra. Poi come un giovane che sembrava si fosse dipinto il viso con tutte le bellezze create. Altre volte la vedeva alzare la testa al di sopra dei cieli e calpestare nello stesso tempo gli abissi della terra. Talvolta gli pareva che s'allontanasse da lui, tal'altra che gli si avvicinasse. Ora la vedeva maestosa, ora condiscendente e benigna, dolce e piena di tenerezza verso quanti l'avvicinavano. Sorridendogli amabilmente, gli disse: «Figlio, dammi il tuo cuore!» Gettatosi ai suoi piedi, Enrico le fece prontamente il dono irrevocabile del cuore.
Sull'esempio di questo sant'uomo, facciamo anche noi il dono irrevocabile del cuore alla Sapienza eterna ed incarnata. Altro non ci chiede.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 4:38 pm

      • CAPITOLO XII - PRINCIPALI ORACOLI DELLA SAPIENZA INCARNATA
        DA CREDERE ED OSSERVARE PER ESSERE SALVATI
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  • 1. Se qualcuno vuol venire dietro a me,
    rinneghi se stesso,
    prenda la sua croce ogni giorno e mi segua (Lc 9,23).

    2. Se uno mi ama,
    osserverà la mia parola
    e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui (Gv 14,23).

    3. Se dunque presenti la tua offerta sull'altare
    e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,
    lascia il tuo dono davanti all'altare
    e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello (Mt 5,23-24).

    4. Se uno viene a me e non odia suo padre,
    sua madre, sua moglie, i figli,
    i fratelli, le sorelle
    e perfino la propria vita,
    non può essere mio discepolo (Lc 14,26).

    5. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli,
    o sorelle, o padre, o madre, o figli,
    o campi per il mio nome,
    riceverà cento volte tanto
    e avrà in eredità la vita eterna (Mt 19,29).

    6. Se vuoi essere perfetto, va',
    vendi quello che possiedi,
    dallo ai poveri
    e avrai un tesoro nel cielo (Mt 19,21).

    7. Non chiunque mi dice:
    Signore, Signore,
    entrerà nel regno dei cieli,
    ma colui che fa la volontà
    del Padre mio che è nei cieli (Mt 7,21).

    8. Chiunque ascolta queste mie parole
    e le mette in pratica,
    è simile a un uomo saggio
    che ha costruito la sua casa
    sulla roccia (Mt 7,24).

    9. In verità vi dico: se non vi convertirete
    e non diventerete come i bambini,
    non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3).

    10. Imparate da me,
    che sono mite e umile di cuore,
    e troverete ristoro
    per le vostre anime (Mt 11,29).

    11. Quando pregate,
    non siate simili agli ipocritiche amano pregare
    stando ritti nelle sinagoghe...
    per essere visti dagli uomini (Mt 6,5).

    12. Pregando poi, non sprecate parole...
    perché il Padre vostro
    sa di quali cose avete bisogno
    ancor prima che gliele chiediate (Mt 6,7-8).

    13. Quando vi mettete a pregare,
    se avete qualcosa contro qualcuno,
    perdonate,
    perché anche il Padre vostro che è nei cieli
    perdoni a voi i vostri peccati (Mc 11,25).

    14. Tutto quello che domandate nella preghiera,
    abbiate fede di averlo ottenuto
    e vi sarà accordato (Mc 11,24).

    15. Quando digiunate,
    non assumete aria malinconica
    come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia
    per far vedere agli uomini che digiunano.
    In verità vi dico: hanno già ricevuto
    la loro ricompensa (Mt 6,16).

    16. Ci sarà più gioia in cielo
    per un peccatore convertito,
    che per novantanove giusti
    che non hanno bisogno di conversione (Lc 15,7).

    17. Io non sono venuto a chiamare i giusti,
    ma i peccatori a convertirsi (Lc 5,32).

    18. Beati i perseguitati per causa della giustizia,
    perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10).

    19. Beati voi quando gli uomini vi odieranno
    e quando vi metteranno al bando...
    a causa del Figlio dell'uomo.
    Rallegratevi... perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli (Lc 6,22-23).

    20. Se il mondo vi odia,
    sappiate che prima di voi ha odiato me.
    Se foste del mondo,
    il mondo amerebbe ciò che è suo;
    poiché invece non siete del mondo...,
    per questo il mondo vi odia (Gv 15,18-19).

    21. Venite a me, voi tutti,
    che siete affaticati e oppressi,
    e io vi ristorerò (Mt 11,28).

    22. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
    Se uno mangia di questo pane
    vivrà in eterno
    e il pane che io darò
    è la mia carne... (Gv 6,51).

    23. La mia carne è vero cibo
    e il mio sangue è vera bevanda.
    Chi mangia la mia carne
    e beve il mio sangue
    dimora in me e io in lui (Gv 6,55-56).

    24. Sarete odiati da tutti
    per causa del mio nome.
    Ma nemmeno un capello
    del vostro capo perirà (Lc 21,17-18).

    25. Nessuno può servire a due padroni:
    o odierà l'uno e amerà l'altro,
    o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro (Mt 6,4).

    26. Dal cuore provengono i propositi malvagi...
    Queste sono le cose
    che rendono immondo l'uomo,
    ma il mangiare senza lavarsi le mani
    non rende immondo l'uomo (Mt 15,19-20).

    27. L'uomo buono dal suo buon tesoro
    trae cose buone, mentre l'uomo cattivo
    dal suo cattivo tesoro
    trae cose cattive (Mt 12,35).

    28. Nessuno che ha messo mano all'aratro
    e poi si volge indietro,
    è adatto per il regno di Dio (Lc 9,62).

    29. Anche i capelli del vostro capo
    sono tutti contati...
    Voi valete più di molti passeri (Lc 12,7).

    30. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo
    per giudicare il mondo, ma perché
    il mondo si salvi per mezzo di lui (Gv 3,17).

    31. Chiunque fa il male,
    odia la luce e non viene alla luce
    perché non siano
    svelate le sue opere (Gv 3,20).

    32. Dio è spirito, e quelli che lo adorano
    devono adorarlo in spirito e verità (Gv 4,24).

    33. È lo spirito che dà la vita,
    la carne non giova a nulla;
    le parole che vi ho dette
    sono spirito e vita (Gv 6,63).

    34. Chiunque commette il peccato
    è schiavo del peccato. Ora lo schiavo
    non resta per sempre nella casa (Gv 8,34-35).

    35. Chi è fedele nel poco,
    è fedele anche nel molto;
    e chi è disonesto nel poco,
    è disonesto anche nel molto (Lc 16,10).

    36. È più facile che abbiano fine
    il cielo e la terra, anziché cada
    un solo trattino della Legge (Lc 16,17).

    37. Risplenda la vostra luce
    davanti agli uomini,
    perché vedano le vostre opere buone
    e rendano gloria
    al vostro Padre che è nei cieli (Mt 5,16).

    38. Se la vostra giustizia non supererà
    quella degli scribi e dei farisei,
    non entrerete nel regno dei cieli (Mt 5,20).

    39. Se il tuo occhio destro ti è occasione
    di scandalo, cavalo e gettalo via da te:
    conviene che perisca uno dei tuoi membri,
    piuttosto che tutto il tuo corpo
    venga gettato nella Geenna (Mt 5,29).

    40. Il regno dei cieli soffre violenza
    e i violenti se ne impadroniscono (Mt 11,12).

    41. Non accumulatevi tesori sulla terra
    dove tignola e ruggine consumano
    e dove ladri scassinano e rubano;
    accumulatevi invece tesori nel cielo...
    dove ladri non scassinano e non rubano (Mt 6,19-20).

    42. Non giudicate, per non essere giudicati;
    perché col giudizio con cui giudicate
    sarete giudicati (Mt 7,1-2).

    43. Guardatevi dai falsi profeti
    che vengono a voi in veste di pecore,
    ma dentro son lupi rapaci.
    Dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7,15-16).

    44. Guardatevi dal disprezzare uno solo
    di questi piccoli, perché vi dico
    che i loro angeli nel cielo vedono sempre
    la faccia del Padre mio che è nei cieli (Mt 18,10).

    45.Vegliate, perché non sapete
    né il giorno né l'ora
    della venuta del Signore (Mt 25,13).

    46. Non temete coloro che uccidono il corpo...,
    temete colui che, dopo aver ucciso,
    ha il potere di gettare nella Geenna (Lc 12,4-5).

    47. Non datevi pensiero per la vostra vita,
    per quello che mangerete;
    né per il vostro corpo, come lo vestirete...
    Il Padre vostro sa
    che ne avete bisogno (Lc 12,22-30).

    48. Non c'è nulla di nascosto che non sarà
    manifestato, nulla di segreto
    che non sarà conosciuto (Lc 8,17).

    49. Colui che vorrà diventare grande tra voi,
    si farà vostro servo,
    e colui che vorrà essere il primo tra voi,
    si farà vostro schiavo (Mt 20,26-27).

    50. Quanto difficilmente coloro che hanno
    ricchezze entreranno nel regno di Dio! (Mc 10,23)

    51. È più facile per un cammello
    passare per la cruna di un ago
    che per un ricco
    entrare nel regno di Dio (Lc 18,25).

    52. Ma io vi dico: amate i vostri nemici
    e pregate per i vostri persecutori (Mt 5,4).

    53. Guai a voi, ricchi, perché avete già
    la vostra consolazione (Lc 6,24).

    54. Entrate per la porta stretta,
    perché larga è la porta e spaziosa è la via
    che conduce alla perdizione,
    e molti sono quelli che entrano per essa;
    quanto stretta invece è la porta e angusta
    la via che conduce alla vita e quanto pochi
    sono quelli che la trovano! (Mt 7,13-14).

    55. Gli ultimi saranno i primi
    e i primi gli ultimi (Mt 20,16).
    Perché molti sono chiamati,
    ma pochi gli eletti (Mt 22,14).
    Vi è più gioia nel dare
    che nel ricevere! (At 20,35).

    56. Se uno ti percuote la guancia destra,
    tu porgigli anche l'altra;
    e a chi ti vuol chiamare in giudizio
    per toglierti la tunica,
    tu lascia anche il mantello (Mt 5,39-40).

    57. Disse loro una parabola sulla necessità
    di pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1).
    Vegliate e pregate,
    per non cadere in tentazione (Mt 26,41).

    58. Chiunque si esalta sarà umiliato,
    e chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,11).

    59. Date in elemosina (quel che c'è dentro),
    ed ecco, tutto per voi sarà mondo (Lc 11,41).

    60. Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione
    di scandalo, taglialo e gettalo via da te;
    è meglio per te entrare nella vita
    monco o zoppo, che avere due mani o due piedi
    ed essere gettato nel fuoco eterno.
    E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo,
    cavalo e gettalo via da te; è meglio per te
    entrare nella vita con un occhio solo,
    che avere due occhi ed essere gettato
    nella Geenna del fuoco (Mt 18,8-9).

    61. 1. Beati i poveri in spirito,
    perché di essi è il regno dei cieli.
    2. Beati gli afflitti,
    perché saranno consolati.
    3. Beati i miti,
    perché erediteranno la terra.
    4. Beati quelli che hanno fame
    e sete della giustizia,
    perché saranno saziati.
    5. Beati i misericordiosi,
    perché troveranno misericordia.
    6. Beati i puri di cuore,
    perché vedranno Dio.
    7. Beati gli operatori di pace,
    perché saranno chiamati figli di Dio.
    8. Beati i perseguitati per causa della giustizia,
    perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3-10).

    62. Ti benedico, o Padre, Signore del cielo
    e della terra,
    perché hai tenuto nascoste
    queste cose ai sapienti e agli intelligenti
    e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre,
    perché così è piaciuto a te (Mt 11,25-26).
Ecco in riassunto le grandi ed importanti verità che la Sapienza eterna in persona è venuta ad insegnarci sulla terra, dopo averle messe in pratica lei stessa per poterci strappare dall'accecamento e smarrimento in cui ci avevano gettato i nostri peccati.
Beati coloro che comprendono queste eterne verità! Più beati coloro che le credono! Molto più beati, però, coloro che le credono, le mettono in pratica e le insegnano agli altri.
Brilleranno come stelle nel cielo per tutta l'eternità.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 4:45 pm

      • CAPITOLO XIII - COMPENDIO DEI DOLORI INDICIBILI CHE LA SAPIENZA INCARNATA VOLLE SOPPORTARE PER NOSTRO AMORE
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  • I. La Sapienza soffre perché ama
Il motivo più efficace che ci spinge ad amare Gesù, Sapienza incarnata, è a mio avviso quello dei dolori da lui sopportati per mostrarci il suo amore. Dice san Bernardo: «Un motivo superiore ad ogni altro mi spinge più sensibilmente e mi stimola ad amare Gesù: il calice di amarezza che tu, o Signore, hai voluto bere per noi. È l'opera della redenzione che ti rende amabile ai nostri cuori; perché questo massimo beneficio e questa testimonianza incomparabile della tua carità, conquistano facilmente la nostra. Ci attirano più soavemente, ci interpellano più giustamente, ci stimolano più da vicino e più fortemente ci commuovono». E riassume in poche parole tale ragione: «Molto nel dolore ha fatto e sofferto per riuscire a redimerci. Oh, quante pene ed angosce egli ha patite!».


  • II. Le circostanze della passione di Cristo Sapienza
A farci vedere chiaramente l'infinito amore della Sapienza verso di noi, però, saranno le circostanze che accompagnano le sue sofferenze.

1) La dignità della sua persona è infinita; eleva quindi all'infinito tutto ciò che ha sofferto nella sua passione. Se Dio avesse inviato un serafino o un angelo dell'ultimo coro a farsi uomo ed a morire per noi, sarebbe stata indubbiamente una cosa assai ammirevole e degna della nostra eterna riconoscenza. Ma il Creatore del cielo e della terra, il Figlio unigenito di Dio, la Sapienza eterna..., è venuto lui stesso a dare la propria vita: una vita al cui confronto la vita di tutti gli angeli, gli uomini e le creature messi insieme è molto meno importante di quanto valga quella di un moscerino di fronte alla vita del re. Quale eccesso di amore non si scopre in questo mistero! E quale non deve essere la nostra ammirazione e riconoscenza!

2) Si consideri poi la qualità delle persone per le quali egli soffre. Sono uomini, vili creature e suoi nemici, da cui nulla aveva da temere e nemmeno da sperare. Si sono trovati talvolta degli amici che sono morti per altri amici; ma si potrà mai trovare qualcuno, oltre il Figlio di Dio, che sia morto per i propri nemici? «Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori - e perciò suoi nemici - Cristo è morto per noi».

3) Infine si pensi al numero, gravità e durata delle sue sofferenze. I suoi dolori furono così numerosi che egli fu chiamato uomo dei dolori, nel quale dalla pianta dei piedi alla testa non c'è una parte illesa.

Questo caro amico delle nostre anime ha sofferto in ogni modo: dolori esterni ed interni, nel corpo e nell'anima.

Ha sofferto nei beni. Non parliamo della sua povertà nella nascita, nella fuga e dimora in Egitto, e in tutta la vita. Fermiamoci alla sua passione quando fu spogliato dai soldati che si divisero le vesti tirandole a sorte, e ignudo fu inchiodato alla croce senza un misero straccio per coprirsi.

Ha sofferto nell'onore e nella reputazione. Fu caricato di obbrobri; fu chiamato bestemmiatore, sedizioso, beone, mangione e indemoniato. Fu vilipeso nella sua sapienza: perché lo ritennero ignorante ed impostore, e fu trattato come pazzo ed insensato. Fu oltraggiato nella potenza: infatti lo stimarono come uno stregone o un mago, capace di far miracoli solo per un'intesa con il diavolo.

Ha sofferto nei discepoli. Uno lo vendette e lo tradì, il primo di tutti lo rinnegò, e gli altri l'abbandonarono.

Ha sofferto da parte di ogni specie di persone: re, governanti, giudici, cortigiani, soldati, pontefici, sacerdoti, ecclesiastici e laici, giudei e pagani, uomini e donne. Insomma da parte di tutti. Perfino sua Madre gli causò un terribile sovrappiù di sofferenza, quando se la vide ai piedi della croce sommersa in un oceano di tristezza.

Il nostro amato Salvatore soffrì in tutte le membra del corpo. La testa coronata di spine, i capelli e la barba strappati, le gote schiaffeggiate, il volto coperto di sputi, il collo e le braccia strette nelle corde, le spalle oppresse e lacerate dal peso della croce, i piedi e le mani trapassati da chiodi, il costato ed il cuore trafitti dalla lancia. Insomma tutto il corpo, senza pietà lacerato da più di cinquemila colpi di flagello, sicché le ossa erano quasi messe a nudo.
Tutti i suoi sensi furono sommersi in un mare di dolore. Gli occhi davanti alle smorfie e beffe dei nemici, e alle lacrime desolate degli amici. Le orecchie per le ingiurie, false testimonianze, calunnie e orrende bestemmie vomitate contro di lui da bocche maledette. L'odorato per il fetore degli sputi lanciati sul suo viso. II gusto, per l'ardentissima sete, nella quale gli venne offerto solo fiele e aceto. Il tatto per gli eccessivi tormenti causati da flagelli, spine e chiodi.

L'anima santissima di Gesù fu sommamente tormentata dai peccati di tutti gli uomini, in quanto oltraggi fatti al Padre ch'egli amava infinitamente, e causa della dannazione di tante anime che, malgrado la sua morte e passione, si sarebbero perdute. La sua anima non sentiva compassione soltanto degli uomini in generale, ma di ciascuno in particolare, poiché li conosceva ad uno ad uno.
La durata dei dolori, poi, accrebbe il suo tormento. Soffrì dal giorno del concepimento fino alla morte, perché Gesù, nella luce infinita della sapienza, vedeva distintamente e teneva sempre presenti tutti i mali che avrebbe dovuto sopportare.
Aggiungiamo a queste sofferenze la più crudele e spaventosa di tutte: l'abbandono sulla croce, quando esclamò: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».


  • III. L’amore supremo della Sapienza nei suoi dolori
Da ciò bisogna concludere con s. Tommaso ed i Padri che il buon Gesù ha sofferto più di tutti i martiri che sono esistiti o che esisteranno sino alla fine del mondo.
Già la minima sofferenza del Figlio di Dio ha più valore e deve commuoverci più sensibilmente di tutti i dolori degli angeli e degli uomini se fossero morti ed annientati per noi. Quale non deve essere allora il nostro dolore, la nostra riconoscenza e il nostro amore verso di lui che ha sofferto per noi tutto quanto si può soffrire! E con supremo amore, pur senza esservi costretto! «Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce». Cioè, Gesù Cristo, la Sapienza eterna - dicono i Padri - potendo restare lassù in cielo nella gloria, lontanissimo dalle nostre miserie, ha preferito scendere in terra, farsi uomo ed essere crocifisso per noi. Dopo aver assunto un corpo, poteva comunicargli la stessa gioia, immortalità e beatitudine che ora possiede; ma non l'ha voluto, per poter soffrire.

Ruperto aggiunge che l'eterno Padre propose al Figlio, nel momento dell'incarnazione, di scegliere come salvare il mondo: con i piaceri o con le afflizioni, con gli onori o con la povertà, con la vita o con la morte. Volendo il Figlio avrebbe quindi potuto riscattare gli uomini e condurli con sé in paradiso con la gioia, le delizie, i piaceri, gli onori e le ricchezze, glorioso e trionfante. Ma egli preferì scegliere i dolori e la croce per rendere maggior gloria a Dio Padre, e testimoniare agli uomini un più grande amore.

Ha fatto di più. Ci ha tanto amato che invece di abbreviare le pene, desiderò prolungarle e sopportarle mille volte di più. Per questo sulla croce, saturo di obbrobri e immerso nella sofferenza, come se ancora non bastasse, esclamò: «Ho sete». Ma di che? san Lorenzo Giustiniani dice: «Questa sete nasceva dal suo ardente amore, dalla fonte e dall'abbondanza della sua carità. Aveva sete di noi, e bramava di darsi a noi e di soffrire per noi».


  • IV. Conclusione
Dopo quanto abbiamo considerato, non si ha forse ragione di esclamare con San Francesco di Paola: «O carità! O Dio di carità! La carità che dimostri soffrendo e morendo è davvero eccessiva!». Oppure con santa Maria Maddalena de' Pazzi nell'abbracciare il crocifisso: «O amore, amore! Quanto poco sei conosciuto!» O anche con san Francesco d'Assisi, mentre si trascinava nel fango delle strade: «Gesù, il mio amore crocifisso, non è conosciuto! Gesù, il mio amore, non è amato!». La santa Chiesa, infatti, ci fa dire ogni giorno con verità: «Il mondo non lo riconobbe» (Gv 1, 10).
Sì, il mondo non conosce Gesù Cristo, l'incarnata Sapienza. E ragionando sanamente, è un'assurdità conoscere quel che nostro Signore ha patito per noi e non amarlo con ardore, come fa il mondo.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Luigi Maria de Montfort - L'amore dell'Eterna Sapienza

Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 5:19 pm

      • CAPITOLO XIV - IL TRIONFO DELL'ETERNA SAPIENZA NELLA CROCE E PER MEZZO DELLA CROCE
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Ecco, secondo me, il più grande segreto del re, il più grande mistero dell'eterna Sapienza: la Croce.


  • I. La Sapienza e la croce
Quanto i pensieri e le vie dell'eterna Sapienza sono lontani e diversi da quelli degli uomini, anche i più sapienti! Questo grande Dio vuole riscattare il mondo, scacciare ed incatenare i demoni, chiudere l'inferno e spalancare il paradiso agli uomini, rendere al Padre una gloria infinita. Ecco un grande progetto, un'opera difficile ed un'impresa ardua. Di quale mezzo si servirà questa Sapienza? Con la sua scienza arriva da un capo all'altro dell'universo, dispone tutto con forza e soavità, ha un braccio onnipotente e, in un attimo, può distruggere quanto le è contrario e fare ciò che vuole. Può annientare e creare con una sola parola della sua bocca; che dico? Le basta volere per fare tutto.

Ma il suo amore detta legge alla sua potenza. Vuole incarnarsi per testimoniare all'uomo la sua amicizia; vuole discendere in persona sulla terra per farlo salire al cielo. E sia! Ebbene, forse che questa Sapienza incarnata apparirà gloriosa e trionfante, accompagnata da milioni e milioni di angeli o almeno da milioni di uomini scelti, e con questi eserciti, con tale splendore e maestà, senza povertà, infamia, umiliazioni e debolezze, abbatterà tutti i suoi nemici e conquisterà i cuori degli uomini con le sue attrattive, le sue delizie, le sue grandezze e le sue ricchezze? Tutt'altro! Cosa inaudita! La Sapienza vede un oggetto di scandalo e di orrore per i giudei e di follia per i pagani. Vede un pezzo di legno vile e spregevole, strumento di umiliazione e di supplizio per i peggiori scellerati e per i più infelici, detto patibolo, forca, croce. Ed è proprio sulla croce che essa getta lo sguardo: vi si compiace, la predilige al di sopra di tutto ciò che è grande e splendido nel cielo e sulla terra, ne fa l'arma delle sue conquiste e l'ornamento della sua maestà, la ricchezza e delizia del suo impero, l'amica e la sposa del suo cuore. «O profondità... della sapienza e della scienza di Dio!». La sua scelta è sorprendente, ed i suoi disegni e giudizi sublimi e incomprensibili. E quanto ineffabile il suo amore per la croce!

La Sapienza incarnata amò la croce sin dai suoi teneri anni: «Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza». Era appena entrata nel mondo, quando la ricevette nel seno della madre dalle mani del Padre. Se la pose in mezzo al cuore perché vi dominasse, dicendo: «Mio Dio. questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore». O Padre, ho scelto questa croce quando stavo nel tuo seno. La scelgo adesso in quello di mia madre: l'amo con tutte le mie forze, e me la pongo in mezzo al cuore perché ne sia la sposa e la sovrana!.

L'ha cercata con premura durante tutta la vita. Qual cervo sitibondo correva di paese in paese e di città in città; camminava a passi di gigante verso il Calvario; parlava tanto delle future sofferenze e della sua morte agli apostoli, ai discepoli e perfino ai profeti nella trasfigurazione; tanto spesso esclamava: «Con desiderio infinito ho desiderato!». Tutte queste corse, premure, ricerche e brame tendevano alla croce, sì da considerare come il massimo della fortuna e della gloria il morirvi nel suo abbraccio. L'ha sposata con ineffabile amore nell'incarnazione; l'ha portata e cercata con indicibile gioia durante tutta la vita, che fu una continua croce. E dopo aver fatto tanti sforzi per giungere ad abbracciarla e morire su di essa al Calvario, esclamava:«Come sono angosciato, finché non sia compiuto! Perché ne sono impedito? che cosa mi trattiene? e perché non posso ancora abbracciarti, o cara croce del Calvario?».

Finalmente giunse al colmo dei suoi desideri. Carica di obbrobri, la Sapienza incarnata venne affissa, quasi saldata alla croce, e morì con gioia negli amplessi di questa sua amica, come su di un letto di onori e trionfi.

Né si creda che dopo la morte, per meglio trionfare, si sia staccata dalla croce od abbia rigettato la croce. Tutt'altro! Si è unita e come incorporata ad essa. Né angelo, né uomo, né creatura del cielo e della terra può separarla dalla croce. Indissolubile è il loro legame ed eterna la loro alleanza: mai la croce senza Gesù, né Gesù senza la croce!
Per mezzo della sua morte la Sapienza incarnata ha reso gloriose le ignominie della croce: ricche la nudità e la povertà, gradevoli i dolori, attraenti i rigori, tanto da divinizzarla, rendendola adorabile agli angeli e agli uomini. Ha comandato a tutti i suoi sudditi di adorare la croce come adorano lei stessa. Non vuole che l'onore dell'adorazione, anche se relativo, sia reso ad altre creature, per quanto eccelse, come la sua santa Madre. Tale grande onore è riservato e dovuto soltanto alla sua cara croce.
Nel gran giorno del giudizio, cesseranno tutte le reliquie dei santi, anche di quelli maggiormente degni di onore, ma non quelle della croce. La Sapienza comanderà ai primi serafini e cherubini di andare per il mondo a radunare i pezzi della vera croce. Per la sua onnipotenza d'amore, questi saranno riuniti così perfettamente da formare una sola croce: quella su cui egli stesso morì. E farà portare in trionfo quella croce dagli angeli che canteranno inni di gioia; si farà precedere dalla croce, innalzata sulla nube più lucente e, con essa e per mezzo di essa, giudicherà il mondo. Allora, quale sarà la gioia degli amici della croce nel vederla e quale la disperazione dei nemici! Non potendone sopportare la vista brillante e folgorante, grideranno alle montagne di cadere su di essi e all'inferno di inghiottirli!


  • II. La croce in rapporto a noi
In attesa del grande giorno del suo trionfo nel giudizio finale, la Sapienza vuole la croce come segno distintivo ed arma di tutti gli eletti.
Infatti non accoglie nessun figlio se non l'ha come segno distintivo, né riceve alcun discepolo se non la porta sulla fronte senza arrossire, sul cuore senza disgusto e sulle spalle senza trascinarla o respingerla. Ripete infatti: «Se qualcuno vuol venire dietro a me...».
Non accetta alcun soldato se non la impugna come un'arma per difendersi, attaccare, sbaragliare e schiacciare tutti i suoi nemici. Grida loro: «Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!». Soldati, fidatevi di me! Io, il vostro capo, ho vinto i miei nemici con la croce, e voi pure lo farete per mezzo di questo segno! In hoc signo vinces!.

Ha racchiuso nella croce tante ricchezze di grazia, vita e gioia e ne dà la conoscenza soltanto ai suoi prediletti. Agli amici, come agli apostoli, rivela molto spesso tanti altri suoi segreti, ma non certo quelli della croce, a meno che se lo siano meritato con grandissima fedeltà e immense fatiche. Quanto bisogna essere umili, piccoli, mortificati, interiori e disprezzati dal mondo per conoscere il mistero della croce! Ancor oggi, non solo fra i giudei e i pagani, i maomettani e gli eretici, i sapienti del mondo e i cattivi cattolici, ma anche fra le persone che sono stimate devote e anzi devotissime, tale mistero è considerato motivo di scandalo, oggetto di follia, di disprezzo e da sfuggire. Ciò vale non già in campo speculativo - poiché non si è mai parlato né scritto più di oggi sulla bellezza e sull'eccellenza della croce... - bensì nella pratica, perché si ha paura, ci si lamenta, ci si scusa, si fugge allorché c'è da soffrire.
«Io ti rendo lode, Padre - disse un giorno questa Sapienza incarnata, in un trasporto di gioia, vedendo la bellezza della croce - Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli».

Se la conoscenza del mistero della croce è una grazia così speciale, che cosa sarà il goderla ed il possederla realmente? È un dono che la Sapienza eterna fa solo ai suoi più grandi amici, ed ancora, solo dopo molte preghiere, desideri e suppliche. Eccellente è il dono della fede con la quale si piace a Dio, ci si avvicina a lui e si vincono i nemici e senza la quale si è necessariamente perduti. Ma la croce è un dono maggiore.
S. Pietro - dice s. Giovanni Crisostomo - è più felice di stare in prigione per Gesù Cristo, che di essere sul Tabor in mezzo alla gloria; è più fiero di portare le catene ai piedi, che di tenere in mano le chiavi del paradiso. San Paolo stima maggior gloria l'essere incatenato per il suo Salvatore, che di venire innalzato al terzo cielo... Dio faceva una grazia più grande agli apostoli ed ai martiri nel dar loro la sua croce da portare nelle umiliazioni, nella povertà e nei tormenti più acerbi, che nel dar loro il dono dei miracoli e della conversione di tutto il mondo.
Tutti quelli a cui la Sapienza si è comunicata, sono stati desiderosi della croce. L'hanno cercata e abbracciata. E quando si presentava l'occasione di soffrire, esclamavano dal profondo del cuore con sant'Andrea: «O buona croce, così a lungo desiderata!».

La croce è buona e preziosa per un'infinità di ragioni:

1) ci rende simili a Gesù Cristo;

2) ci rende figli degni del Padre, membri degni del Figlio e degni templi dello Spirito Santo. Dio Padre corregge tutti coloro che adotta come figli. È un oracolo: «Il Signore corregge colui che ama e sferza chiunque riconosce come figlio». Gesù Cristo riceve come suoi soltanto coloro che portano la croce. Lo Spirito Santo taglia e leviga tutte le pietre viventi della Gerusalemme celeste, cioè i predestinati;

3) illumina lo spirito e gli conferisce un'intelligenza maggiore di quanta ne possano dare tutti i libri della terra. «Chi non ha avuto delle prove, poco conosce»;

4) quando è portata bene, la croce diventa causa, nutrimento e testimonianza d'amore. Accende il fuoco dell'amore divino nei cuori, distaccandoli dalle creature. Conserva e aumenta tale amore, e come il legno è esca del fuoco, così la croce è alimento dell'amore. E la prova più certa che si ama Dio, perché è la stessa con cui Dio ha mostrato l'amore per l'uomo; ed è ancora la prova che Dio ci chiede per dimostrargli il nostro amore;

5) è sorgente abbondante di ogni dolcezza e consolazione; è generatrice di gioia, di pace e di grazia nell'anima;

6) infine, produce, in colui che la porta, una quantità smisurata ed eterna di gloria.

Se si conoscesse il valore della croce, si farebbero fare delle novene, come s. Pietro d'Alcantara, per ottenere questa deliziosa porzione di paradiso. Si direbbe con santa Teresa d'Avila: «O patire, o morire», oppure con santa Maria Maddalena de' Pazzi: «Non morire, ma patire». Con san Giovanni della Croce si chiederebbe soltanto la grazia di soffrire qualcosa per Cristo: «Patire ed essere disprezzato per te». Fra tutte le cose terrene, in cielo si stima soltanto la croce, diceva questo santo apparendo dopo la morte ad una serva di Dio. E nostro Signore diceva ad uno dei suoi servi: «Ho croci così preziose, che sono il massimo dono che mia Madre, con la sua onnipotenza, può ottenere da me per i suoi fedeli servi!».

O sapienti del mondo! O galantuomini del secolo! Voi non comprendete questo misterioso linguaggio. Troppo amate i piaceri, troppo cercate le comodità, troppo amate i beni di questo mondo, troppo temete i disprezzi, le umiliazioni! In una parola: siete troppo nemici della croce di Gesù!
È vero, voi stimate e lodate la croce, ma in generale, non la vostra in particolare che fuggite il più possibile e che continuate a trascinare malvolentieri, mormorando, spazientandovi, lagnandovi. Mi sembrate i buoi muggenti che trascinavano per forza l'arca dell'alleanza in cui stava racchiuso quanto v'era di più prezioso al mondo: «Le vacche andarono diritte... percorrendo sicure una sola via e muggendo continuamente».

Il numero degli stolti e degli infelici è infinito, dice la Sapienza, perché infinito è il numero di coloro che non conoscono il valore della croce e la portano a malincuore.
Ma voi, veri discepoli della Sapienza eterna, che siete caduti in molte tentazioni ed afflizioni; voi che soffrite per la giustizia tante persecuzioni; voi che siete trattati come la spazzatura del mondo, consolatevi, rallegratevi, trasalite d'allegrezza! La croce che portate è un dono prezioso che fa invidia ai beati che non sono più in grado di averne. Tutto ciò che è onore, gloria e virtù in Dio e nello Spirito Santo riposa su di voi, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli ed anche sulla terra, per le grazie spirituali che la croce vi ottiene.


  • III. Conclusione pratica
Amici di Gesù Cristo, bevete, bevete, al suo calice di amarezza, e diventerete sempre più suoi amici. Soffrite con lui, e con lui sarete glorificati; soffrite con pazienza e perfino con gioia! Ancora poco tempo e poi, per un attimo di pena, un'intera eternità di gaudio. Non ingannatevi. Dal giorno in cui fu necessario che la Sapienza incarnata entrasse in cielo per mezzo della croce, per entrarvi dopo di lei bisogna seguirla sullo stesso cammino. «Guarda in alto, in basso, dentro o fuori di te, sempre troverai la croce!», dice l'Imitazione di Cristo è.
Troverai quella dei predestinati, se la porti bene, con pazienza e con gioia, per amor di Dio; o quella dei reprobi, se la porti con impazienza o a malincuore... come tanti, doppiamente miserabili, che per tutta l'eternità saranno obbligati a dire nell'inferno: Abbiamo lavorato e patito nel mondo e, alla fine, eccoci dannati! Abbiamo percorso deserti impraticabili».
La vera Sapienza non si trova sulla terra, né nel cuore di chi vive nelle comodità. Ha stabilito la sua dimora nella croce così bene che, al di fuori di essa, non la troverete certamente in questo mondo. Si è talmente incorporata e unita alla croce, che si può dire con verità: la Sapienza è la croce e la croce è la Sapienza.
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 5:36 pm

      • CAPITOLO XV - MEZZI PER ACQUISTARE LA DIVINA SAPIENZA
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    • PRIMO MEZZO: UN DESIDERIO ARDENTE
  • I. - Necessità del desiderio della Sapienza
Fino a quando, figli degli uomini, avrete il cuore duro e rivolto verso la terra? Fino a quando amerete la vanità e cercherete la menzogna? Perché non volgete i vostri occhi ed i vostri cuori verso la divina Sapienza? Di tutte le cose che si possono desiderare è la più desiderabile. Per farsi amare dagli uomini rivela la propria origine, mostra la propria bellezza, sfoggia i propri tesori ed in mille modi attesta il desiderio che gli uomini la bramino e la cerchino.
«Desiderate le mie parole... La Sapienza previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano... Dunque il desiderio della Sapienza conduce al regno... Onorate la Sapienza,perché possiate regnare per sempre».


  • II. - Qualità di tale desiderio
Il desiderio della Sapienza deve essere un gran dono di Dio, se è ricompensa alla fedele osservanza dei comandamenti di Dio! «Se desideri la Sapienza, osserva i comandamenti; allora il Signore te la concederà... Rifletti sui precetti del Signore, medita sempre sui suoi comandamenti: egli renderà saldo il tuo cuore, e il tuo desiderio di Sapienza sarà soddisfatto».
Infatti «la Sapienza non entra in un'anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato». Occorre che tale desiderio della Sapienza sia santo e sincero nell'osservanza fedele dei comandamenti di Dio. Esiste infatti un'infinità di stolti e pigri che hanno mille desideri, o piuttosto mille velleità di bene. Ma tali desideri non producono fuga dal peccato, né violenza a se stessi e sono perciò desideri falsi e menzogneri che uccidono e dannano. «I desideri del pigro lo portano alla morte».Anche lo Spirito Santo, il maestro della scienza, «rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati, è cacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia»


  • III – Esempi
Salomone, modello dato a noi dallo Spirito Santo nell'acquisto della Sapienza, non l'ha ricevuta se non dopo averla lungamente desiderata, cercata e chiesta: «Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo Spirito della Sapienza... Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza ... Andavo cercando come prenderla con me».Bisogna essere come Salomone e Daniele, uomini di desiderio, per ottenere questo grande tesoro della Sapienza.
    • SECONDO MEZZO: UNA PREGHIERA CONTINUA
  • I. - Necessità della preghiera continua
Più un dono di Dio è grande e più difficile è ottenerlo. Quali preghiere, dunque, quali fatiche non esige il dono della Sapienza, il più grande fra tutti i doni di Dio! Ascoltiamo che cosa dice la Sapienza stessa: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto». Come se dicesse: «Volete trovarmi? Dovete cercarmi. Volete entrare nel mio palazzo? Dovete bussare alla porta. Volete avermi? Dovete chiedermi. Nessuno mi trova se non mi cerca; nessuno entra da me se non bussa alla porta; nessuno mi ottiene se non mi chiede. Tutto, invece, è concesso alla preghiera». La preghiera è l'ordinario canale per il quale Dio comunica le sue grazie, in modo speciale la Sapienza. Il mondo invocò per 4 millenni l'incarnazione della divina Sapienza. Maria si preparò durante quattordici anni con la preghiera per riceverla nel suo seno. Salomone la possedette dopo averla lungamente chiesta e con ardore straordinario: «Mi rivolsi al Signore e lo pregai, dicendo con tutto il cuore... Dammi la Sapienza, che siede in trono accanto a te». «Se qualcuno di voi manca di Sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data». Notate. Lo Spirito Santo non dice: se qualcuno manca di carità, di umiltà, di pazienza ecc., che pure sono virtù eccellenti; ma «se qualcuno manca di Sapienza», perché con questa si chiedono tutte le virtù in essa racchiuse. Per averla occorre, quindi, chiederla. Ma come?


  • II. Qualità della preghiera
1) Bisogna chiedere con fede viva e ferma, senza esitazione: «La domandi però con fede, senza esitare». Chi possiede fede vacillante non deve attendersi di ottenerla: «Non pensi di ricevere qualcosa dal Signore un uomo che ha l'animo vacillante».

2) Bisogna chiedere con fede pura, senza appoggiare la domanda a consolazioni sensibili, visioni o rivelazioni particolari.
Benché tutto ciò possa essere una cosa buona e vera - come lo fu presso alcuni santi - è sempre pericoloso fidarvisi. La fede è tanto meno pura e meritoria, quanto più si fonda su queste grazie straordinarie e sensibili.
Quanto lo Spirito Santo ci dice delle grandezze e bellezze della Sapienza, dei desideri di Dio di darla a noi, del nostro bisogno di possederla, sono motivi sufficienti per farcela desiderare e chiedere a Dio con tutta la fede e la premura possibili.
La fede pura è il principio e l'effetto della Sapienza nell'anima nostra. Più si ha fede e più si ha la Sapienza; più si ha la Sapienza e più si ha fede. Il giusto - o il sapiente - vive solo di fede senza vedere, sentire, gustare e tentennare. «Dio l'ha detto o l'ha promesso!», ecco la pietra fondamentale di ogni sua preghiera e di ogni sua azione. Anche se gli pare naturale che Dio non abbia occhi per vedere la sua miseria, orecchie per ascoltare le sue domande, braccia per abbattere i suoi nemici, mani per dargli aiuto. Anche se è assalito da distrazioni, dubbi e tenebre dello spirito, da illusioni della fantasia, da disgusti e noie del cuore, da tristezze ed agonie dell'anima. Il sapiente non chiede di vedere cose straordinarie come le hanno viste i santi, né di gustare dolcezze sensibili nell'orazione e nelle pratiche di pietà. Chiede con fede la divina Sapienza, sicuro che gli sarà concessa molto più che se un angelo fosse disceso dal cielo per assicurarglielo.
Dio infatti ha detto: «Chi chiede ottiene». Quelli che chiedono a Dio nel modo giusto, ottengono ciò che chiedono. «Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo (lo spirito di Sapienza) a coloro che glielo chiedono!».

3) Bisogna chiedere con perseveranza. Per possedere questa perla preziosa e questo infinito tesoro, occorre usare una santa importunità presso Dio, altrimenti non la si avrà mai.
Non si faccia come tante persone che domandano grazie a Dio, ma quando hanno pregato per un periodo considerevole di tempo, magari per anni interi, e vedono di non essere state esaudite, si scoraggiano e smettono di pregare, persuase che Dio non le voglia accontentare. Così perdono il frutto delle loro preghiere e offendono Dio, che si compiace solo nel donare e che sempre esaudisce in un modo o nell'altro le preghiere ben fatte.
Dunque, chi vuole ottenere la Sapienza, deve chiederla giorno e notte, senza stancarsi e senza scoraggiarsi. Mille volte beato chi la otterrà dopo dieci, venti, trent'anni di preghiera, od anche un'ora prima della morte! E se la ricevesse solo dopo aver trascorso tutta la vita a cercarla, chiederla e meritarla con ogni sorta di fatiche e di croci, si persuada di non riceverla per giustizia, come una ricompensa, ma per pura misericordia, come una elemosina.

No, no, non sono affatto queste anime negligenti ed incostanti nella preghiera e nella ricerca quelle che otterranno la Sapienza! Bensì le somiglianti a quell'amico che, di notte, va a bussare alla porta di un altro amico per chiedergli in prestito tre pani. In tale parabola o racconto è la stessa Sapienza ad indicarci il modo con cui bisogna domandarla per ottenerla.
L'amico bussa e raddoppia i colpi e la preghiera, quattro o cinque volte, con più forza ed insistenza, benché indebita sia l'ora, verso mezzanotte, benché l'altro sia a letto, e benché ne sia stato respinto e rimandato due o tre volte come imprudente ed importuno. Alla fine, l'amico è talmente importunato dalle richieste dell'altro, che si alza, apre la porta e gli dà quanto chiede.

Ecco come dobbiamo pregare per ottenere la Sapienza. Presto o tardi, infallibilmente, Dio, che vuol essere importunato, si leverà, aprirà la porta della misericordia e ci darà i tre pani della Sapienza: il pane di vita, il pane dell'intelletto e il pane degli angeli. Ecco una preghiera dettata dallo Spirito Santo per chiedere la Sapienza.


  • III. Preghiera di Salomone per ottenere la divina Sapienza
  • [1] «Dio dei padri e Signore di misericordia,
    che tutto hai creato con la tua parola,
    [2] che con la tua sapienza hai formato l'uomo,
    perché domini sulle creature fatte da te,
    [3] e governi il mondo con santità e giustizia
    e pronunzi giudizi con animo retto,
    [4] dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te
    e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,
    [5] perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella,
    uomo debole e di vita breve,
    incapace di comprendere la giustizia e le leggi.
    [6] Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini,mancandogli la tua sapienza,
    sarebbe stimato un nulla.

    [9] Con te è la sapienza che conosce le tue opere,
    che era presente quando creavi il mondo;
    essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi
    e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
    [10] Inviala dai cieli santi,
    mandala dal tuo trono glorioso,
    perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica
    e io sappia ciò che ti è gradito.
    [11] Essa infatti tutto conosce e tutto comprende,
    e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni
    e mi proteggerà con la sua gloria.
    [12] Così le mie opere ti saranno gradite;
    io giudicherò con equità il tuo popolo
    e sarò degno del trono di mio padre.
    [13] Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
    Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
    [14] I ragionamenti dei mortali sono timidi
    e incerte le nostre riflessioni,
    [15] perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima
    e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri.
    [16] A stento ci raffiguriamo le cose terrestri,
    scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
    ma chi può rintracciare le cose del cielo?
    [17] Chi ha conosciuto il tuo pensiero,
    se tu non gli hai concesso la sapienza
    e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto?
    [18] Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
    gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito;
    essi furono salvati per mezzo della sapienza».


All'orazione vocale bisogna aggiungere l'orazione mentale che rischiara lo spirito, infiamma il cuore e rende l'anima capace di ascoltare la voce della Sapienza, di gustare le sue dolcezze e di possedere i suoi tesori.
Per me, non trovo nulla di più efficace per attirare dentro di noi il regno di Dio, la Sapienza eterna, quanto l'aggiungere alla preghiera vocale l'orazione mentale, unendo alla recita del santo Rosario la meditazione dei quindici misteri che esso contiene.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Luigi Maria de Montfort - L'amore dell'Eterna Sapienza

Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 5:42 pm

      • CAPITOLO XVI - MEZZI PER ACQUISTARE LA DIVINA SAPIENZA
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    • TERZO MEZZO: UNA MORTIFICAZIONE UNIVERSALE
  • I. - Necessità della mortificazione
La Sapienza, dice lo Spirito Santo, non si trova nella terra di chi vive comodamente, cioè fra gli agi, concedendo alle passioni ed ai sensi tutto quanto pretendono; perché «quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio. Lo spirito del Signore non resterà sempre nell'uomo perché egli è carne».
«Quelli che sono di Cristo Gesù, Sapienza incarnata, hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri, portano sempre e dovunque nel corpo la morte di Gesù»: si fanno continua violenza, portano la croce tutti i giorni, infine, sono morti ed anche sepolti in Cristo Gesù.
Sono queste alcune parole dello Spirito Santo che fanno vedere, più chiaro del giorno, come per ottenere la Sapienza incarnata Gesù Cristo, occorra praticare la mortificazione, la rinuncia al mondo ed a se stessi.

Non crediate che la Sapienza, più pura dei raggi del sole, entri in un'anima ed in un corpo macchiati dai piaceri dei sensi. Non crediate che dia riposo, pace ineffabile, a chi ama le compagnie e le vanità del mondo. «Al vincitore darò la manna nascosta»; dunque, a chi avrà vinto se stesso e il mondo. L'amabile sovrana, sebbene nella sua infinita luce conosca e distingua ogni cosa in un istante, tuttavia cerca persone degne di sé: «Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei». Cerca, poiché essendo in numero ristretto, ne trova pochissime che siano molto distaccate dal mondo e sufficientemente interiori e mortificate e quindi degne di lei, della sua persona e dei suoi tesori e della sua alleanza.


  • II. - Qualità della mortificazione
La Sapienza, per comunicarsi, non chiede una mortificazione a metà, di qualche giorno, ma una mortificazione universale e continua, coraggiosa e discreta. Per avere la Sapienza:

1) Bisogna abbandonare realmente i beni del mondo, come fecero gli apostoli, i discepoli, i primi cristiani e fanno i religiosi; e questo è il modo più rapido, il sistema migliore, il mezzo più sicuro per possedere la Sapienza. Oppure bisogna almeno distaccare il cuore dai beni e tenerli come se non si avessero, senza affannarsi per trovarne, senza inquietarsi per conservarli, senza lagnarsi né spazientirsi quando si perdono. Ma questo è molto difficile da attuarsi.

2) Non bisogna conformarsi alle mode del mondo negli abiti, nel mobilio, nelle abitazioni, nei pasti e negli usi e nelle azioni della vita. «Non conformatevi... a questo secolo». È una pratica più necessaria di quanto non si creda.

3) Non bisogna credere e seguire le false massime del mondo. Non bisogna pensare, parlare, agire come i mondani. Costoro hanno una dottrina tanto contraria a quella della Sapienza incarnata, quanto son contrarie le tenebre alla luce, la morte alla vita. Esaminate attentamente i loro sentimenti e le loro parole: essi pensano e parlano male di tutte le più grandi verità.
È vero che non mentono apertamente, ma mascherano la menzogna sotto le apparenze della verità; non credono di mentire, tuttavia mentono. Di solito non insegnano sfacciatamente il peccato, però lo considerano una virtù, una gentilezza, una cosa indifferente o senza conseguenze. In questa sottigliezza, che il mondo ha appreso dal demonio per trasformare la bruttura del peccato e dell'inganno,consiste consiste la malignità di cui parla san Giovanni. «Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno», oggi più che mai.

4) Bisogna, per quanto è possibile, fuggire le compagnie degli uomini: sono pericolose e nocive, non solo quelle dei mondani, ma anche quelle delle persone devote, quando risultano inutili o fan perdere tempo. Chi vuol diventare sapiente e perfetto, deve mettere in pratica le tre parole d'oro che la Sapienza disse a sant'Arsenio: Fuggi, nasconditi, taci.
Sull'esempio dei più grandi santi, fuggite quanto potete le compagnie degli uomini: «I più grandi santi evitavano più che potevano la compagnia degli uomini». «La vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!». Infine, mantenete il silenzio con gli uomini, per conversare con la Sapienza: «C'è chi tace ed è ritenuto saggio», l'uomo silenzioso è sapiente.

5) Bisogna mortificare il proprio corpo non solo soffrendo con pazienza i malanni fisici, le molestie delle stagioni e gli attacchi delle creature durante l'esistenza; ma procurandosi anche qualche pena e mortificazione, come il digiuno, le veglie e le altre austerità dei santi penitenti.
Occorre del coraggio per questo, perché la carne, per natura, adora se stessa e il mondo ritiene e rigetta come inutili tutte le mortificazioni corporali. Che cosa non dice e non fa per stornare dalle austerità dei santi! Eppure per ciascuno di loro, sebbene in diversa misura, si scrive: «Ridusse in schiavitù il suo corpo con perpetue vigilie, flagelli, nel freddo, nella nudità e in tutte le austerità, perché aveva stretto con il corpo il patto di non concedergli tregua in questo mondo...».
Lo Spirito Santo dice che i santi si guardavano «perfino dalla veste contaminata dalla loro carne».

6) Affinché la mortificazione esterna e volontaria sia buona bisogna assolutamente unirla alla mortificazione del giudizio e della volontà mediante la santa obbedienza. Senza obbedienza ogni mortificazione è macchiata dalla propria volontà e spesso è più gradita al diavolo che a Dio.
Per questo non bisogna mai fare una mortificazione notevole senza chiedere consiglio. «Io, la Sapienza, possiedo la prudenza. Chi confida nel suo senno è uno stolto. L'accorto agisce sempre con riflessione». Chi non vuol pentirsi di quel che fa deve agire solo dopo aver consultato un uomo saggio. È un grande consiglio, questo, che lo Spirito Santo ci dà: «Non far nulla senza riflessione, alla fine dell'azione non te ne pentirai. Chiedi il parere ad ogni persona che sia saggia».
Per mezzo dell'obbedienza si elimina l'amor proprio che tutto guasta, la più piccola cosa diventa assai meritoria, si sta al riparo dalle illusioni del demonio, si vincono tutti i nemici, e si giunge sicuramente, quasi dormendo, al porto della salvezza.
Tutto quello che son venuto dicendo è raccolto in questo importante consiglio: «Lascia tutto, e trovando Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, troverai tutto!».
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 5:50 pm

      • CAPITOLO XVII - MEZZI PER ACQUISTARE LA DIVINA SAPIENZA
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  • QUARTO MEZZO: UNA VERA E TENERA DEVOZIONE A MARIA
Ed ecco il più grande mezzo, il più meraviglioso dei segreti per avere e conservare la divina Sapienza: una tenera e vera devozione a Maria Vergine.


  • I. - Necessità della vera devozione a Maria
Nessuno, al di fuori di Maria, ha trovato grazia davanti a Dio per sé e per tutto il genere umano. Nessuno, al di fuori di lei, ha avuto il potere di incarnare e far nascere l'eterna Sapienza e può ancora oggi, in collaborazione con lo Spirito Santo, incarnarlo, per così dire, nei predestinati. I patriarchi, i profeti e i santi personaggi dell'antica legge avevano gridato, sospirato e domandato l'incarnazione dell'eterna Sapienza. Ma nessuno aveva potuto meritarla. Soltanto Maria con la sublimità delle sue virtù, poté raggiungere il trono della divinità e meritare quell'infinito beneficio. È diventata madre, signora e trono della divina Sapienza.

È la madre degnissima della Sapienza, perché l'ha incarnata e messa al mondo come frutto del suo grembo: «E benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù».
Perciò, dovunque c'è Gesù, in cielo o in terra, nei tabernacoli o nei cuori, si può affermare con verità che egli è frutto e opera di Maria; che soltanto Maria è l'albero di vita e soltanto Gesù è il suo frutto. Chiunque pertanto vuole possedere quel frutto meraviglioso nel cuore, deve possedere l'albero che lo produce. Chi vuole avere Gesù, deve avere Maria!.

Maria è signora della Sapienza, non perché ella stia al di sopra della divina Sapienza, vero Dio, o perché la eguagli: sarebbe una bestemmia il pensarlo o il dirlo; ma perché Dio Figlio, la Sapienza eterna, si è sottomesso perfettamente a Maria come a sua madre. E perché le ha conferito un incomprensibile potere materno e naturale su se stesso, non solamente durante la vita in terra, ma anche in cielo, poiché la gloria non distrugge la natura ma la perfeziona. Per questo, nel cielo, Gesù è più che mai figlio di Maria, e Maria madre di Gesù.
Come tale, Maria ha potere su di lui ed egli le è in qualche modo sottomesso, perché così gli piace. Ciò significa che Maria, per le sue potenti preghiere e per la sua divina maternità, ottiene da Gesù tutto quello che vuole, dona Gesù e lo produce nelle anime che vuole, ogni giorno.

Quanto è felice l'anima che ha ottenuto la benevolenza di Maria! Deve ritenersi sicura di avere al più presto la Sapienza. Maria, infatti amando quelli che l'amano, comunica loro i suoi beni a piene mani, specialmente l'infinito bene che tutti gli altri racchiude: Gesù, il frutto del suo seno.

Dunque, se è vero affermare che Maria è in certo senso la signora della Sapienza incarnata, che dire della potenza che Maria ha su tutte le grazie e i doni di Dio e della libertà ch'ella ha di distribuirli a chi preferisce?
I santi Padri dicono che Maria è l'immenso oceano di tutte le grandezze di Dio, il capace deposito di tutti i suoi benefici, l'inesauribile tesoro del Signore e la tesoriera e la dispensatrice di tutti i suoi doni.
Avendole dato il proprio Figlio, Dio vuole che noi riceviamo tutto da lei e che nessun dono scenda sulla terra senza passare per le mani di Maria come attraverso un canale.
Tutto abbiamo ricevuto dalla sua pienezza, e se in noi c'è qualche grazia e speranza di salvezza, tutto è un bene che ci viene da Dio per mezzo di Maria. Maria ha tanto potere sui beni di Dio, che dà a chi vuole, quanto vuole, quando vuole e nella maniera che vuole tutte le grazie di Dio, le virtù di Gesù Cristo e i doni dello Spirito Santo, i beni della natura, della grazia e della gloria. Questi sono i pensieri e le espressioni dei santi Padri dei quali per brevità non riporto i testi in latino.
Ma, qualunque dono ci faccia questa sovrana ed amabile Principessa, non è pienamente soddisfatta se non ci dà la Sapienza incarnata, il figlio suo Gesù. E tutti i giorni è occupata a cercare anime degne della Sapienza per poterla dar loro.

Inoltre, Maria è il trono regale dell'eterna Sapienza. In lei la Sapienza manifesta le proprie grandezze, fa mostra dei propri tesori e prende le sue delizie. Non c'è luogo, nel cielo e sulla terra, in cui la Sapienza eterna sfoggi tanta magnificenza e prenda tante compiacenze, come nell'incomparabile Maria.
Per questo i santi Padri la definiscono santuario della divinità, riposo e quiete della santa Trinità, trono di Dio, città di Dio, altare di Dio, tempio di Dio, mondo di Dio e paradiso di Dio. Sono epiteti e lodi verissime da riferirsi alle diverse meraviglie operate dall'Altissimo in Maria.

Dunque, solo per mezzo di Maria si può ottenere la Sapienza. Ma, se riceviamo un dono così grande quanto la Sapienza. dove lo accoglieremo? Quale casa, quale seggio, quale trono daremo a questa regina così pura e splendente, se i raggi del sole non sono che fango e tenebre al suo cospetto? Forse mi si risponderà che la Sapienza vuole soltanto il nostro cuore, e questo bisogna offrirle e in questo collocarla.

Ma ignoriamo forse che il nostro cuore è macchiato, impuro, carnale e ripieno di mille passioni e per ciò indegno di possedere un'ospite così nobile e santa?. E quand'anche avessimo centomila cuori come il nostro da offrirle perché le servano da trono, sarebbe sempre suo diritto disprezzare le nostre premure, rimanere sorda alle nostre domande, accusarci perfino di temerità e di insolenza, se volessimo alloggiarla in un posto così infetto e così indegno della sua maestà.

Che faremo, allora, per render degno di lei il nostro cuore? Ecco il grande consiglio, il mirabile segreto: facciamo entrare Maria nella nostra casa, consacrandoci a lei senza restrizioni come suoi servi e schiavi! Nelle sue mani ed in suo onore, liberiamoci di quanto abbiamo di più caro, non trattenendo nulla per noi. E la benigna sovrana, che non si è mai lasciata vincere in generosità, si darà a noi in modo incomprensibile ma vero. Ed in lei la Sapienza eterna verrà a stare come sul suo trono di gloria.

Maria è la sacra calamita che, dovunque si trovi,attira così fortemente l'eterna Sapienza, che questa non può resistere. È la calamita che l'ha attirata sulla terra per tutti gli uomini e che l'attira ancora, ogni giorno, in ogni anima dove Maria dimora. Se giungiamo ad avere Maria dentro di noi, facilmente ed in poco tempo, per la sua intercessione, avremo anche la divina Sapienza.
Di tutti i mezzi per avere Gesù Cristo, Maria è il più sicuro, il più facile, il più breve e il più santo. Facessimo pure spaventose penitenze, penosissimi viaggi e laboriosissime fatiche, spargessimo perfino sangue per acquistare la Sapienza, se in tutti questi sforzi non entrassero l'intercessione e la devozione alla Vergine santa, sarebbero mutili ed incapaci di ottenerla.
Ma se Maria dice una parola per noi, se in noi regna il suo amore, se abbiamo l'impronta dei suoi fedeli servi che custodiscono le sue vie, allora, presto e con poca fatica,avremo la Sapienza divina.

Notate che Maria non è solamente la madre di Gesù, capo degli eletti, ma è anche la madre di tutte le sue membra. Infatti lei le genera, porta nel seno e fa nascere alla gloria comunicando loro la grazia di Dio.
In conformità alla dottrina dei Padri, sant'Agostino dice che gli eletti stanno nel seno di Maria e che essa li dà alla luce quando entrano nella gloria. Inoltre soltanto a Maria Dio ha ordinato di abitare in Giacobbe, prendere in eredità Israele e porre le radici negli eletti e predestinati.

Da queste verità si deve concludere:

1) invano ci si vanta d'essere figli di Dio e discepoli della Sapienza se non si è figli di Maria;

2) per entrare nel numero degli eletti, bisogna che Maria abiti e si radichi in noi, per mezzo di una affettuosa e sincera devozione verso di lei;

3) tocca a Maria generare noi in Gesù Cristo e Gesù Cristo in noi, fino alla perfezione ed alla pienezza della sua età. Per cui, con più verità di san Paolo, ella può dire: «Figlioli miei, io di nuovo vi partorisco nel dolore, finché non sia formato Cristo in voi!».


  • II. In che cosa consiste la vera devozione a Maria
Qualcuno, nel desiderio di diventare devoto della Vergine santa, mi potrà forse chiedere in che cosa consiste una vera devozione verso di lei.
Rispondo in breve che essa consiste in questo: grande stima delle sue grandezze, viva riconoscenza per i suoi benefici, molto zelo per la sua gloria, ininterrotta invocazione del suo aiuto, totale dipendenza dalla sua autorità, saldo appoggio e tenera fiducia nella sua bontà materna.

È necessario guardarsi dalle false devozioni a Maria. Di esse si serve il demonio per ingannare e dannare molte anime. Non le descriverò, ma mi accontenterò di affermare che la vera devozione alla Madonna è sempre interiore, senza ipocrisia e superstizione; tenera, senza indifferenza e timori; perseverante, senza mutamenti e infedeltà; santa, senza presunzione e sregolatezza.

Non bisogna essere del numero dei falsi devoti ipocriti: essi hanno devozione soltanto sulle labbra e all'esterno.
Non bisogna nemmeno far parte dei devoti critici e scrupolosi: hanno paura di onorare troppo Maria e di detrarre onore al Figlio onorando la Madre.
Non bisogna mettersi tra i devoti indifferenti e interessati: non hanno affettuoso amore né filiale fiducia in Maria, e ricorrono a lei soltanto per acquistare e conservare beni temporali.
Non bisogna appartenere ai devoti incostanti e superficiali: devoti della Vergine solo per capriccio e per un certo periodo; essi abbandonano il suo servizio nella tentazione.
Infine, bisogna star bene attenti a non essere del numero dei devoti presuntuosi: sotto il velo di poche pratiche di devozione esteriore, essi nascondono un cuore corrotto dal peccato e s'illudono per tale devozione a Maria vergine, di non morire senza confessione e di salvarsi qualunque colpa commettano.

Non bisogna trascurare di far parte delle confraternite della ss. Vergine, soprattutto di quella del santo Rosario, e di adempierne gli impegni che sono molto santificanti.

Ma la più perfetta ed utile di tutte le devozioni alla Vergine santa, consiste nel consacrarsi totalmente a lei e totalmente a Gesù per mezzo di lei, in qualità di schiavi. È una consacrazione intera ed eterna, che comprende corpo, anima, beni interni ed esterni, valore soddisfattorio e meritorio delle opere buone e diritto che si ha di disporne. Insomma, comprende tutti i beni ricevuti in passato, posseduti al presente e che si avranno nell'avvenire.
Vi sono molti libri che trattano di questa devozione. A me basta assicurare che non ho mai trovato una pratica di devozione a Maria più solida di questa, che è fondata sull'esempio di Gesù Cristo, più gloriosa per Dio, più salutare per l'anima, più terribile per i nemici della nostra salvezza, più soave e più facile.

Questa devozione, se ben praticata, non soltanto attira Gesù Cristo, Sapienza incarnata, in un'anima, ma ve lo mantiene e conserva fino alla morte. Allora, vi chiedo, a che serve cercare mille segreti e fare mille sforzi per avere il tesoro della Sapienza, se dopo averla ricevuta abbiamo la disgrazia di perderla con la nostra infedeltà, come Salomone? Costui era sapiente, come noi forse non lo saremo mai e quindi più forte e più illuminato. Eppure, nonostante questo, fu ingannato e vinto e cadde nel peccato e nella stoltezza, lasciando i posteri doppiamente stupiti sia dei suoi lumi che delle sue tenebre, della sua sapienza e della stoltezza dei suoi peccati. Se il suo esempio ed i suoi libri hanno potuto spingere tutti i posteri a desiderare e cercare la Sapienza, la sua caduta reale, o il dubbio ben giustificato che se ne è avuto, ha impedito una moltitudine di anime di applicarsi alla ricerca di una cosa molto bella in verità, ma così facile ad essere perduta.

Dunque, per essere in un certo senso più sapienti di Salomone, occorre mettere fra le mani di Maria tutto quanto possediamo e lo stesso tesoro dei tesori, Gesù Cristo, affinché ce lo custodisca. Siamo vasi troppo fragili: non mettiamoci questo prezioso tesoro e questa manna celeste. Abbiamo troppi nemici addosso, troppo scaltri e troppo esperti: non fidiamoci della nostra prudenza e della nostra forza. Abbiamo troppe funeste esperienze della nostra incostanza e leggerezza naturale: diffidiamo della nostra sapienza e del nostro fervore.

Maria è sapiente: mettiamo tutto nelle sue mani Ella saprà ben disporre di noi e di quanto ci appartiene per la maggior gloria di Dio.
Maria è caritatevole: ci ama come figli e come servi. Offriamole tutto. Non perderemo niente ed ella volgerà tutto a nostro vantaggio.
Maria è generosa: restituisce più che non le si dia. Diamole quel che abbiamo, senza alcuna riserva, e ne riceveremo il cento per uno; per cento uova un bove, come si dice.
Maria è potente: nessuno può rapirle quanto è stato posto fra le sue mani. Mettiamoci nelle sue mani. Ci difenderà e ci farà vincere tutti i nemici.
Maria è fedele: non lascia smarrire né sciupare ciò che le è stato affidato. È, per eccellenza, la vergine fedele a Dio ed agli uomini. Ha custodito con fedeltà quanto Dio le ha dato, senza perderne la minima parte, ed ancora oggi custodisce con cura particolare coloro che si sono posti sotto la sua protezione e tutela.
Affidiamo, dunque, ogni cosa alla sua fedeltà. Stringiamoci a lei come a colonna che non può essere abbattuta, come ad àncora che non può essere staccata, o meglio come alla montagna di Sion che non può essere smossa.
Per quanto ciechi, deboli ed incostanti noi siamo per natura e per quanto numerosi e astuti siano i nostri nemici. non ci inganneremo né ci smarriremo mai, né mai avremo la sventura di perdere la grazia di Dio e l'infinito tesoro dell'eterna Sapienza.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 5:59 pm

      • CONSACRAZIONE A GESÙ CRISTO, SAPIENZA INCARNATA,
        PER LE MANI DI MARIA
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  • O Sapienza eterna ed incarnata!
    Gesù, degno d'immenso amore e di adorazione!
    Vero Dio e vero uomo,
    Figlio unigenito dell'eterno Padre
    e di Maria sempre vergine!
    Ti adoro profondamente
    nel seno e nella gloria del Padre
    durante l'eternità,
    e nel seno della vergine Maria, tua degnissima Madre,
    nel tempo dell'Incarnazione.
    Ti ringrazio di esserti spogliato della gloria
    e di avere assunto la condizione di servo
    per liberarmi dalla spietata schiavitù del demonio.
    Ti rendo lode e gloria
    perché hai voluto obbedire in tutto
    a Maria, tua santa Madre,
    per rendermi, mediante lei,
    tuo fedele schiavo d'amore.
    Purtroppo, io sono ingrato e infedele!
    Non ho mantenuto le promesse
    solennemente fatte nel battesimo.
    Non sono stato fedele ai miei impegni.
    Ormai non sono degno
    di essere chiamato tuo figlio o servo.
    Merito il tuo rifiuto e la tua indignazione
    e non oso più avvicinarmi da solo
    alla tua santa ed augusta maestà.
    Mi rivolgo quindi all'intercessione misericordiosa
    della tua santa Madre,
    che mi hai data per mediatrice presso di te.
    Per suo mezzo spero di ottenere da te
    pentimento e il perdono dei miei peccati
    conseguire la Sapienza per sempre.

    Ti saluto dunque, Maria immacolata,
    vivo tempio di Dio!
    In te l'eterna Sapienza si nasconde
    per essere adorata dagli angeli e dagli uomini.
    Ti saluto, Regina dell'universo!
    Tu governi tutto quanto è sottomesso
    alla sovranità di Dio.
    Ti saluto, sicuro rifugio dei peccatori!
    Tu sei per tutti asilo di misericordia.
    Ascolta i miei desideri
    di ricevere la divina Sapienza
    e accogli a tal fine le promesse e i doni
    che la mia pochezza ti offre.

    Io... peccatore infedele,
    rinnovo e ratifico oggi nelle tue mani
    le promesse del mio battesimo.
    Rinuncio per sempre a Satana,
    alle sue seduzioni e alle sue opere,
    e mi dono interamente
    a Gesù Cristo, Sapienza incarnata,
    per portare ogni giorno la mia croce
    ed essergli più fedele per l'avvenire.
    Ti affido e consacro come schiavo d'amore
    corpo e anima, beni spirituali e materiali
    e il valore stesso delle mie buone opere
    passate, presenti e future.
    Ti lascio pieno diritto di disporre
    di me e di tutto quanto possiedo, senza eccezioni,
    alla maggior gloria di Dio
    per il tempo e per l'eternità.

    Accogli, Vergine benigna,
    questa umile offerta della mia schiavitù.
    Con essa intendo onorare e imitare
    la volontaria sottomissione di Cristo
    alla tua maternità.
    Intendo ancora rendere omaggio
    al potere che l'uno e l'altra avete su di me,
    povera creatura e misero peccatore.
    E ringrazio l'augusta Trinità
    dei doni che ti ha elargiti.
    Prendo il deciso impegno di lavorare d'ora in poi,
    come tuo vero schiavo, per il tuo onore
    e di obbedirti in tutto.
    O Madre mirabile,
    presentami tu stessa al tuo amatissimo Figlio
    come suo eterno schiavo.
    Egli, che mi ha redento per tuo mezzo,
    ancora mediante te mi riceva.
    Madre misericordiosa,
    ottienimi la grazia della vera Sapienza di Dio.
    Mettimi pertanto tra coloro che tu ami,
    istruisci, guidi, nutri e proteggi
    come tuoi figli e schiavi d'amore.
    Vergine fedele,
    rendimi in ogni cosa un perfetto discepolo,
    imitatore e schiavo della Sapienza incarnata,
    Gesù Cristo, tuo Figlio.
    Per la tua intercessione e a tuo esempio,
    giungerò alla pienezza della sua età in terra282
    e della sua gloria in cielo. Amen

Chi può capire, capisca.
Chi è tanto saggio da comprendere queste cose?
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio set 28, 2006 6:03 pm

      • APPENDICE - CONSACRAZIONE A GESÙ CRISTO
        PER LE MANI DI MARIA (libera versione e adattamento)
[/size]
  • Preghiera a Gesù
  • Gesù, Sapienza eterna e incarnata,
    ti adoro nella gloria del Padre
    durante l'eternità
    e nel seno della vergine Maria
    nella tua incarnazione.
    Ti ringrazio che sei venuto nel mondo,
    uomo tra gli uomini e servo del Padre,
    per liberarmi dalla schiavitù del peccato.
    Ti sono riconoscente perché sei vissuto
    nell'obbedienza d'amore a Maria,
    per rendermi tuo discepolo fedele.
    Purtroppo non ho mantenuto le promesse
    e gli impegni del mio battesimo.
    Non sono degno
    di essere chiamato figlio di Dio.
    Ricorro perciò
    all'intercessione misericordiosa di tua Madre;
    con il suo aiuto spero di ottenere
    il perdono dei miei peccati
    e la comunione perseverante con te,
    Sapienza incarnata.

  • Preghiera a Maria
  • Ti saluto, dunque, Maria immacolata,
    tempio di Dio:
    in te l'eterna Sapienza ha dimorato
    per ricevere l'adorazione
    degli angeli e degli uomini.
    Ti saluto, Regina del cielo e della terra;
    a te sono sottomesse tutte le creature.
    Ti saluto, sicuro rifugio dei peccatori:
    ognuno esperimenta la tua misericordia.
    Accogli i miei desideri della divina Sapienza
    e la mia consacrazione totale.

  • Consacrazione
  • Consapevole della mia vocazione cristiana,
    io rinnovo oggi nelle tue mani, o Maria,
    gli impegni del mio battesimo.
    Rinuncio
    a Satana, alle sue seduzioni, alle sue opere,
    e mi consacro a Gesù Cristo
    per portare con Lui la mia croce
    nella fedeltà di ogni giorno
    alla volontà del Padre.
    Alla presenza di tutta la Chiesa
    ti riconosco per mia Madre e Sovrana.
    A te offro e consacro
    la mia persona, la mia vita
    e il valore delle mie buone opere,
    passate, presenti e future.
    Disponi di me e di quanto mi appartiene
    alla maggior gloria di Dio,
    nel tempo e nell'eternità.

  • Supplica finale
  • Accogli, Madre del Signore,
    questa mia donazione
    e presentala al tuo Figlio:
    Lui che mi ha redento
    con la tua collaborazione,
    riceva pure per mezzo tuo
    il dono totale di me stesso.
    Che io viva la mia consacrazione
    per continuare in me
    l'obbedienza d'amore del tuo Figlio
    e dare una risposta vitale
    alla missione che Dio ti ha affidato
    nella storia della salvezza.
    Madre misericordiosa,
    ottienimi la vera Sapienza di Dio
    e rendimi pienamente disponibile
    alla tua opera materna.
    Vergine fedele,
    trasformami in un autentico discepolo
    del tuo Figlio, Sapienza incarnata.
    Con te, Madre e modello della mia vita,
    giungerò alla piena maturità del Cristo sulla terra
    e alla gloria del cielo. Amen.


      • (fine)
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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